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Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo.

Wishin’ and hopin’…

Lentamente.
Tre passi avanti ed uno indietro.
Non si può avere fretta.
Ci vuole pazienza.
La stessa che abbiamo messo per arredare il terrazzo.
Ora c’è verde al terzo piano.
Si vede dalla strada.
Sentiamo il profumo dei fiori mangiando all’aperto.
Ho scoperto che pitturare e scartavetrare può avere i suoi risvolti positivi.
Non solo dolore ai muscoli.
Anche tranquillità.

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…è la tua risposta definitiva?

Il momento preciso del giorno esatto in cui tua madre, per la prima volta, ti chiede sei felice, ti senti schiacciata ad un muro con una decina di fucili puntati sulle tempie. La prima reazione è quella di pensare al perché te l’abbia fatta proprio quella domanda. Tua madre che per non essersi posta il problema qualche anno fa, è stata capace di mettere in primo piano i suoi affetti alla tua felicità. Sembro triste? Insoddisfatta? E mentre contempli queste ipotesi ti immagini in mezzo alla gente, con gli occhi degli altri. Come sembrerò alle persone che mi circondano? Le occhiaie delle notti insonni vengono interpretate male? I chili persi vengono tradotti in infelicità? Le risate hanno un ché di isterico anziché di rilassato? E mentre giri il film della tua vita semi sociale pensi a come dovrebbe essere una persona felice, allora. Quale sano aspetto da pubblicità mielosa si confà ad una persona felice? Quali colori indossa per raccontare al mondo quanto bene le va la vita? E nel frattempo dai uno sguardo alla tua figura dall’alto al basso. Capelli: neri. Occhi: neri. Maglia: nera. Gonna: nera. Calze: nere. E non mettere la scusa degli stivali che sono marroni perché mica regge. Decisamente il colore oggi non aiuta. Passiamo all’umore allora: nero. Ma è davvero da queste cose che si distingue una persona felice da una infelice? Cos’altro posso prendere in considerazione per tastare il grado della mia felicità. Se canti, sei felice? O sei solo scemo? O cerchi solo distrazione? Se resti in silenzio per la maggior parte della giornata, sei infelice? O cerchi di concentrarti? O pensi a qualcosa di talmente piacevole che col cavolo che ce lo racconti?
Ci penso su. Lei è ancora li che aspetta una risposta. Che faccio? Contrattacco aggirando l’ostacolo e chiedendo perché me lo chiedi con l’aria più innocente del mondo? No. Con lei non reggerebbe. E allora dico la verità. Si. Si, mamma, sono felice. Nonostante i problemi, nonostante i pensieri, nonostante le paure e le preoccupazioni che ho intorno, io sono felice. Anche se oggi vesto di nero, magari non parlo e non sorrido. Anche se non mi spiego il perché di questa domanda.  

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Manuale d’uso

Come comportarsi di fronte ad un portatore sano di pessimismo cosmico di stampo leopardiano?
Propongo la lapidazione, a dimostrazione del fatto che anche le pietre ce l’hanno con lui.

Come comportarsi di fronte ad una depressione nata in seguito alla frequentazione di un portatore sano di pessimismo cosmico di stampo leopardiano?
Propongo un avvelenamento lento con camomilla, a dimostrazione del fatto che il sonno non è sempre negativo.

Come comportarsi di fronte all’insorgere di sintomi di natura ossessiva compulsiva, scaturiti dalla vicinanza di soggetti depressi e pessimisti?
Propongo una corda bella spessa per legare il soggetto alla sedia, a dimostrazione del fatto che si può essere maniaci dell’ordine anche con le persone.

Come comportarsi di fronte alle manifestazioni di esaurimento nervoso corredato da urla e porte e finestre e oggetti contundenti che volano, generato dalla convivenza di soggetti pessimisti, depressi e maniaci?
Propongo una stanza insonorizzata e imbottita, a dimostrazione del fatto che senza le conseguenze di strilli e lanci, non si trova soddisfazione e forse la smetti.

Fatto questo, probabilmente, la sottoscritta troverebbe la pace, riuscirebbe a pranzare tranquillamente e a non avere problemi cardiaci. Forse riuscirebbe anche a dormire, a colloquiare con se stessa, in silenzio e ad avere pensieri normali, al contrario degli istinti omicidi.

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…looking in his eyes…

Ci somigliamo in molte cose.La curiosità, il senso del dovere, la necessità di badare sempre e costantemente alle persone
che abbiamo accanto, l’amore per le sfide, la voglia di mettersi in gioco professionalmente.
L’ho sempre visto come un mito: colui che riesce a fare tutto, a meravigliarmi, ad esserci sempre e comunque.
Ho iniziato a pensare a lui come una “persona” solo a quando lavoriamo fianco a fianco, gomito a gomito. Da quando, per la prima volta, mi ha chiesto non per curiosità ma per reale bisogno, “tu cosa ne pensi”. Adesso abbiamo un rapporto diverso. Da adulti. Non sono più la sua piccolina.
Sono la donna alla quale sta tentando di affidare quello che lui dopo sacrifici immensi è riuscito a costruire.
Ha i suo scheletri nell’armadio: venirne a conoscenza mi ha procurato un senso di panico e responsabilità.
Ha paura del futuro: saperlo mi ha proiettata in un mondo diverso.
Ha fiducia in me: esserne cosciente mi da forza e mi fa misurare ogni decisione.
Ha tanti pesi sulle spalle e poca leggerezza nel cuore: lo vedo invecchiato e tanto, tanto stanco.

Mio padre è giovane: con i suoi cinquantaquattro anni, appare svelto, atletico.
Mi rende orgogliosa sapere, ora, tutto quello che c’è alle spalle della vita che abbiamo condotto finora. Quando a tre anni dicevo, piangendo che volevo “andale a lavolale con papà” (ebbene si, non riuscivo a pronunciare la erre), non capivo.
Era solo amore incondizionato il mio.
Ora è amore consapevole.
Ammirazione ragionata.
E ho da imparare più ora che da qualsiasi tentativo di farmi andare in bici senza rotelle.
Ora che mi copro bene quando esco di casa, ora che chiudo il gas prima di uscire senza sbuffare sotto voce, ora che vedo il lui una grossa parte di me senza ribellarmi alla natura del dna…

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