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Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo.

Sparizioni…

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Venerdì scorso, per esempio, ero a cena su questa terrazza…bevevo prosecco fresco, ridevo, gustavo gamberoni alla griglia…profumati e golosi, sapevano di mare.
E io “sapevo di sogno”.
Ho passato una settimana densa e fluida allo stesso tempo.
Non l’avevo affatto programmata.
E’ arrivata e io l’ho presa al volo.

 

 

Però, giuro, vi ho pensato!

😉

 

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Condividendo…

Qualche settimana fa ho terminato di leggere un libro.
L’ho consigliato alle persone che lo meritavano (non consiglio mai i libri che mi piacciono a chi non mi piace…mi sembra quasi di tradirli…)(…i libri…)…e ora mi sembra giusto condividere un piccolo pezzo di esso. Forse perchè l’ho ritenuto vero e lampante e quasi scontato da dimenticarlo. 

Un bambino può insegnare sempre tre cose a un adulto: a essere contento senza un motivo,
a essere sempre occupato con qualche cosa e a pretendere con ogni sua forza quello che desidera
.”
Paulo Coelho – Monte cinque

ps:..ora esco…che dopo una giornatina come questa, trascorsa ad arginare ed instradare persone ed emozioni…mi ci vuole…

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Quando si hanno amici così…

…la vita è già più bella…

“Ecco la fiaba più breve e più bella che hai mai letto.C’era una volta una ragazza che domandò ad un ragazzo se voleva sposarsi con lei.
Il ragazzo le rispose “NO!”
Da quel giorno, la ragazza visse felice per sempre, senza lavare, nè cucinare, nè stirare per nessuno, uscendo con le sue amiche e facendo l’amore con chi voleva, lavorando e spendendo i suoi soldi come voleva.
** FINE **
Il problema è che fin da quando eravamo piccoline, nessuno ci ha mai raccontato questa fiaba. Invece ci hanno fottuto ben bene con questo cazzo di principe azzurro!!!”

(da una mail della Mia BlondeGirl)

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mezzanottetrediciminuti

Vi risparmio le paranoie intorno al numero tredici (che per me rappresenta una persecuzione…io e Jung passeggiamo insieme quando non abbiamo niente da fare…). Ho appena finito di lavorare, di catalogare, di leggere, di studiare, di scrivere, di rispondere. E ora, almeno in teoria dovrei andare a dormire, visto il sonno che ho.
Mia nonna, quando la rimproveravo perchè secondo me dormiva troppo poco, mi diceva sempre che per riposare aveva tutta l’eternità. Vedeva lontano lei…

Alla fine, ieri notte, ho dormito. Poco, ma ho dormito.
Stamattina appena sveglia con la faccia stropicciata per la lotta con gli incubi e i primi caldi, ho faticato a darmi un nome nello specchio del bagno. Sembravo la medusa delle storie della mitologia….(santi phon e spazzola).

Forse sto riprendendo piano piano a cantare…da oggi, Gabriella Ferri mi accompagna….

“Ognuno è un cantastoria, tante facce nella memoria, tanto di tutto tanto di niente…le parole di tanta gente.
Tanto buio tanto colore, tanta noia tanto amore, tante sciocchezze tante passioni, tanto silenzio tante canzoni.

Anche tu così presente, così solo nella mia mente, tu che sempre mi amerai, tu che giuri e giuro anch’io, anche tu amore mio, così certo e così bello…Anche tu diventerai, come un vecchio ritornello, che nessuno canta più.”

mezzanotteventitreminuti

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…il dio bacco…o era la dea…?

Raccolgo il testimone da un gran bel beone
Secondo voi il vino è maschile o femminile?
Ma c’è da chiederlo!? Avrebbe così tanti adepti se fosse maschile?! Senza dubbio…il vino è come una dea…
Sei più vino rosso, bianco o rosé?
Uhm…dilemma…alterno fasi in cui non posso abbandonare la corposità di un buon rosso…e momenti in cui il mio corpo richiede decisamente l’allegrezza di un bel bianco…ah….che dilemmi ragazzi!!!!
La tua prima volta?
Veramente non ne ho memoria…mio nonno ha iniziato ogni domenica a pranzo a diluire un goccio di vino nell’acqua…poi, mano mano un goccio d’acqua nel vino…fino a passarmi direttamente la bottiglia…che tempi!!!!
Il tuo miglior ricordo “emotivo” di un vino?
“Bevilo tutto tutto tutto, bevito tutto tutto tutto…se l’è bevuto tutto e non gl’ha fatto male…l’acqua fa male e il vino fa cantà!!!”
La migliore associazione tra un vino e una portata?
Carne rossa (possibilmente al sangue) e vino rosso…obviously…
La tua migliore degustazione (prevista o fantasticata)?
Fatta…ma NON mi avrete MAI!!!!
Chi sceglie il vino in casa tua e chi amministra la cantina?
In genere io e mio padre insieme visto che siamo gli unici a bere in casa
Quanti vini hai in cantina?
Vediamo…sono mancata un po’…quindi un numero alto sicuramente!!!
Come inizieresti un giovane al vino?
Basta dare un’occhiatina qui

Ora tocca alla mia compagna delle migliori bevute…perchè so già che ne ha a bizzeffe di cose da scrivere…

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…ogni riferimento…

“Perché non ho saliva
Perché non ho robaccia
Perché non ho la polvere
Perché non ho quello che c’e’ nell’aria
Perché io sono aria
Lasciate che io vi tenti col mio magico potere:
sono una donna che grida
sono una donna di discorso
sono una donna di atmosfera
sono una donna sotto vuoto spinto
sono una donna di carne
sono una donna flessibile
sono una donna coi tacchi alti
sono una donna di stile alto
sono una donna automobile
sono una donna mobile
sono una donna elastica
sono una donna collana
sono una donna sciarpa di seta
sono una donna nonsoniente
sono una donna sotutto
sono una donna a giornata
sono una donna bambola
sono una donna sole
sono una donna tardo pomeriggio
sono una donna orologio
sono una donna vento
sono una donna bianca
sono una donna luce d’argento
sono una donna luce d’ambra
sono una donna luce di smeraldo
sono una donna conchiglia abalone
sono la donna abbandonata
sono la donna confusa, la babelica donna
la donna aborigena, la donna latitante
la donna assente
la donna trasparente
la donna assenzio
la donna assorbita, la donna tiranneggiata
la donna contemporanea, la donna beffarda
l’artista in sogno dentro la sua casa
sono la donna gadget
sono la donna Druido
sono la donna Ibo
sono la donna Yoruba
sono la donna vibrato
sono la donna ondeggiante
sono la donna sventrata
sono la donna con le ferite
sono la donna con le tibie
sono la donna che erode
sono la donna sospesa
sono la donna seducente
sono la donna architetto
sono la donna trota
sono la donna tungsteno
sono la donna con le chiavi
sono la donna con la colla
sono una donna che parla in fretta
acqua che pulisce
fiori che puliscono
acqua che pulisce al mio passaggio

Anne Waldman

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…wok…

“C’era una bambina con le sue scarpine blu, vestitino a fiori ed i suoi occhi a guardar su.
Un colpo scuro e il fumo nell’azzurro se ne va.
Ruotava la bambina con le sue scarpine blu
Gira, gira volta, braccia aperte e naso in su…
E la banda andava piano piano a cominciar note stonate. Un via vai di ingenuità…
La gente profumava di sudore e dignità.
Il terzo fuochista, l’artista quotato dì più sparò i suoi colori nel cielo, e nel silenzio vennero giù oro, turchese, amaranto, corallo, smeraldo, caffè…
La bimba in quel cielo d’oriente, vide la vita e l’amore che c’è…
…un due tre…
Tre colpi a finire e la notte tornò. Da allora rimase a sognare. E i colori per sempre con sè si portò.

Si. Sono io.

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point of view…

“Scrivilo sui muri se vorrai qualcuno un giorno accanto a te…
E non importa se sarà il migliore…
perchè,
La vita non è facile, ma a volte basta un complice,
e tutto è già più semplice!”

Lui* lo ha cantato…e io lo penso.

*(Vasco Rossi, ndr)

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Steps to heaven…


steps to heaven II

Originally uploaded by R*2.

Somewhere over the rainbow…si…oggi, dopo una vita (fanciullesca) passata a chiedermi da dove nascesse questa meraviglia della natura e della fantasia…oggi, proprio oggi…ero in piedi, sullo scalino che porta in Paradiso…avvoltolata nelle goccioline d’acqua, strizzavo gli occhi al sole…e godevo dei colori…e ridevo…e non capivo dove fosse…il pentolone d’oro che mi avevano promesso…

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…per caso…

Testo trovato per caso nella rete mantre cercavo tutt’altro.
Mi ha riportato alla mente tanti ricordi, di quando, alle medie e anche un po’ al liceo…”cantavo le mie canzoni e scrivevo i testi sul diario, per sentirli veri, e proprio nell’ora di religione, quando tutto il mondo sembra buono, anche il professore”…io sognavo e mi perdevo gran parte della lezione…e meno male.

“Non mi interessa sapere…”

Non mi interessa sapere qual è il tuo mestiere:
voglio sapere per che cosa si strugge il tuo cuore e se hai il coraggio di sognare l’incontro con ciò che esso desidera.

Non mi interessa sapere quanti anni tu abbia:
voglio sapere se correrai il rischio di fare la figura del pazzo per amore, per il tuo sogno, per l’avventura di essere vivo.

Non mi interessa sapere quali pianeti quadrano con la tua luna:
voglio sapere se hai toccato il centro del tuo dolore, se le difficoltà della vita ti hanno portato ad aprirti oppure…… a chiuderti in te stesso, nel timore di soffrire ancora!
Voglio sapere se sei capace di stare nel DOLORE, tuo o mio, senza far nulla per nasconderlo o allontanarlo o cristallizzarlo.
Voglio sapere se sei capace di stare nella GIOIA, tua e mia; se puoi scatenarti nella danza e lasciare che l’estasi ti pervada sino alla punta dei piedi o delle mani, senza esortarci ad essere prudenti, realisti o consapevoli dei limiti umani.

Non mi interessa sapere se la storia che mi racconti è vera:
voglio sapere se sei capace di deludere un altro per restare fedele a te stesso e di non tradire mai la tua anima, a costo di lasciare che gli altri ti chiamino traditore.
Voglio sapere se puoi essere di parola e quindi degno di fiducia.
Voglio sapere se sei capace di trovare la bellezza anche nei giorni in cui il sole non splende e se puoi dare inizio alla tua vita sulle sponde di un lago, gridando SI’ al bagliore d’argento della luna piena.

Non mi interessa sapere dove vivi, né quanto denaro possiedi:
voglio sapere se dopo una notte disperata di pianto sei capace di alzarti, così come sei, sfinito e con l’anima ricoperta di lividi, per metterti a fare quello che c’è da fare per i bambini.

Non mi interessa sapere chi conosci né come ti trovi qui:
voglio sapere se starai in piedi con me, al centro del fuoco, senza tirarti indietro.

Non mi interessa sapere che cosa hai studiato né con chi e neppure dove:
voglio sapere che cosa ti sostiene da dentro, quando tutto il resto ti viene a mancare.
Voglio sapere se puoi stare da solo con te stesso e se la tua stessa compagnia ti piace veramente, nei momenti di vuoto.
Voglio sapere di TE.

(Mountain Dreamer, Indian Elder)

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…scappo…

Non per molto…solo che la mia giornata lavorativa volge al termine…ed io…”mi ritiro per deliberare”…satcco un po’…almeno fino a domattina…
Un solo ultimo pensiero…tornando a casa per pranzo, in macchina…ho ascoltato bene una canzoncina che vi giro volentieri…non che loro siano il mio gruppo preferito, no…non che la canzone mi piaccia fino allo spasmo, no…solo che…diciamo…era particolarmente calzante con i miei pensieri…piccola alchimia con la radio…tutto qui.

“Se… se chiudo gli occhi e penso a te è come volare sugli alberi
sapendo che più in alto andrò…più bello sarà raggiungerti
raggiungerti nei sogni miei e anche in tutti quelli tuoi
dove potrò rincorrerti in ampi spazi senza pericoli

Perdonami mio amore, ma la storia è semplice
basterebbe improvvisare un ritorno all’origine
le gioie del mio cuore si infrangono così
come onde di dolore spesso poi mi risucchiano

Ma se…se canto oggi c’è un perchè
perchè vorrei che fossi qui che fossi qui accanto a me
in questa notte così piccola la notte stretta su di me
che non mi basta mai perchè vorrei nutrirmi sempre più
dei tuoi sussurri come musica

Se…se tutto il giorno penso a te e non è il tempo a dire che
fa sempre male stare qui a scrivere spiegandomi…
spiegandomi perchè c’è in me una condanna a forma di me, spirale, vortice
che fa della mia vita sempre e solo un SE…”

Le Vibrazioni – SE –

…see u tomorrow…

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NO

Ho appena terminato di leggere uno dei libri che la mia sorellina mi ha fatto trovare sotto l’albero. È di Luciana Littizzetto, titolo “Col cavolo”. Quando finisco un libro ho l’abitudine di scorrere le pagine all’indietro e cercare le pagine più belle, quelle che mi sono piaciute di più. È un libro divertente, leggero e soprattutto ironico. Quando ho fatto quest’operazione di ri – lettura, ho capito che il capitoletto che mi è piaciuto di più è stato quello che meno si inseriva nel libro. Il meno ironico, il meno divertente probabilmente. Eccolo qua.

 

 

“Sono nata così. Con questa genetica predisposizione al NO. No so perché ma al consenso preferisco il dissenso. Il no mi piace. Anche il gesto che lo accompagna. Scuotere la testa di qua e di là, soprattutto quando mi sono appena lavata i capelli, mi da tanta soddisfazione. E poi mi piace pronunciarlo il no. Perchè lì in mezzo, tra le pieghe di quella sillaba nasale, ci sta dentro un sacco di roba. Il rifiuto, per esempio. Il nossignore. Il levatelo dalla testa. Che non è mica roba da buttare via. Perché il rifiuto è sempre differenziato. C’è no e no, insomma. E la maggior parte dei no è riciclabile. Da una raccolta paziente di rifiuti possono nascere nuove cose. Insoliti modi di pensare, per esempio. Strade diverse da percorrere. Persone nuove da amare. Il NO è anche dissenso. Pensiero difforme. Che spesso si fa conflitto. Ma anche dibattito costruttivo. Mi fanno paura le coppie che non litigano mai. Bisticciare, credetemi, è sano. Sono convinta che alzando la voce e caricando i toni, si crei dell’energia propulsiva che fa andare avanti la coppia. E vuoi metter il piacere di fare la pace? Chi non litiga non sa cosa si perde. C’è anche il NO purissimo della disobbedienza. Quello dei bambini. Che dicono no per puro spirito di contraddizione. E magari ci aggiungono pure un “merda” proprio quando i genitori vogliono fare bella figura con gli amici. Poi ci sono i NO che ti vengono fuori perché c’hai i nervi. “Guarda, oggi ti dico no perché c’è vento e sono isterica. Ma se me lo chiedi domani può essere che ti dica di sì. Soprattutto se c’è il sole.” E anche i NO della sincerità. Quelli che si usano per dire le cose come stanno. “vengo anch’io?” No tu no. “Vengo anch’io?” No tu no. “E perché?” Perché NO. Perché mi stai sul culo, guarda. Non ti reggo. Preferisco dirti le cose come stanno invece di fingere benevolenza. Vacci con qualcun altro a vedere le bestie feroci. Non con me. È il NO che dà la libertà. Non si può morire dentro, aspettare di diventare tutti verdi come Hulk fino a farsi scoppiare i bottoni della camicetta. Con il NO, poi, iniziano tante parole importanti. Il NOnostante per esempio. Che ti fa tirare avanti e chiudere un occhio. Il NOumeno, che è l’essenza delle cose. Il NOcciolato, che leva le malinconie, la novità che dà gusto alla vita, il NO profit che dà senza pretendere, il Non ti scordar di me della nostalgia e il Non essere dell’essere. Sul muro della mia camera da letto sta scritta una frase di Pessoa che dice: NON SONO NIENTE. NON SARÒ

MAI NIENTE. NON POSSO VOLER D’ESSERE NIENTE. PERÒ HO IN ME TUTTI I SOGNI DEL MONDO. Ecco. È proprio così che la penso.”

 

Ho detto miliardi di No nella mia vita.

Il più significativo (ma forse anche perché è il più recente, visto che l’ho pronunciato l’altro ieri), un No contro il ritorno nella mia vita di passione, divertimento, instabilità, incertezza, follia di una persona….che tutte insieme, in me provocano choc da cui è difficile riprendermi.

Mentre quello che vorrei dire, a parte tutti quelli (importanti, SI, ma banali a questo punto della storia) è un NO alla scorrettezza, alla mancanza di chiarezza e di semplicità.

 

E tu?           

p.s.:….Buona Befana a tutti……

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…senza spiegazioni…

Prendi quello che ti servirà, del mio cuore il battito migliore…
Le più strabilianti primavere, tutto il bene che vuoi…
La dolcezza che altrove non hai…

R.Z.

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…dedica…

In questi giorni…sto capendo, molto bene…tante cose che prima sembravano lontane anni luce dalla mia concezione di vita…basta cambiare punto di vista, e si può vedere con occhi diversi ciò che prima era in ombra…sono cambiate molte ocse nella mia vita…un cambiamento che è iniziato solo a settembre e che mi ha sconvolta…come un’onda che ti travolge, ti prende…non ti uccide, ma ti sconvolge….e ora inizio un po’ a capire cosa ho lasciato dietro di me e cosa mi sono portata attaccata alla pelle…cosa ho difeso con le unghie e con i denti.
Solo un appunto. Ho perso un amico. E me ne rendo conto…soprattutto per quello che non dice. Per la sua assenza. E mi dispiace.
Non ho saputo difenderlo con le unghie e con i denti. L’onda anomala me l’ha staccato di dosso…ma non dal cuore. Per questo manca.

Nulla è in regalo – Wislawa Szymborska

Nulla è in regalo, tutto è in prestito.
Sono indebitata fino al collo,
sarò costretta a pagare per me
con me stessa,
a rendere la vita in cambio della vita.

E’ così che è stabilito,
il cuore va reso
e il fegato va reso
e ogni singolo dito.

E’ troppo tardi per impugnare il contratto.
Quanto devo
Mi sarà tolto con la pelle.

Me ne vado per il mondo
Tra una folla di altri debitori.
Su alcuni grava l’obbligo
di pagare le ali.
Altri dovranno, per amore o per forza,
rendere conto delle foglie.

Nella colonna Dare
Ogni tessuto che è in noi.
Non un ciglio, non un peduncolo
da conservare per sempre.

L’inventario è preciso,
e a quanto pare
ci toccherà restare con niente.

Non riesco a ricordare
Dove, quando e perché Ho permesso che aprissero
Questo conto a mio nome.

La protesta contro di esso
noi la chiamiamo anima.
E questa è l’unica voce
Che manchi all’inventario.

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…elogio…

Me l’ha riportata alla mente una nota pubblicità che per ora passa in tv mille e mille volte al giorno…così ho ripreso il testo integrale e l’ho, con estremo piacere, riletto…come la prima volta che lo feci…mi emoziona ancora…
Lo so che non è cosa nuova…che si è sentita tante di quelle volte che davvero quasi stufa…però credo (soprattutto riguardo a discorsi recentissimi fatti in rete e non) che rinfrescare la memoria, in generale, serva a qualcosa…repetita juvant…dicevano i latini…e allora perchè non ricordare che i problemi di tutti i giorni partono proprio dall’approccio che noi adottiamo nel cercare di risolverli?
Chi di voi avrà la pazienza di leggere fino infondo, capira a cosa mi riferisco…cosa intendo con questo “elogio”…buona lettura!

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(Parla la Follia…)
Il nome mio lo sapete, miei cari… Quale attributo aggiungerò?
Con quale altro più nobile appellativo potrebbe la dea Follia chiamare i suoi iniziati?
Quale, se non Arcifolli?
Non il Caos, né l’Orco, né Saturno, né Giapeto, né alcun altro di questi Dèi decrepiti e fuori moda, fu mio padre, ma Pluto lui solo, [il dio della ricchezza], padre degli uomini e degli Dèi, con buona pace di Esiodo, di Omero e dello stesso Giove.
Un suo cenno, ora come sempre, mette sottosopra cielo e terra.
Il suo arbitrio decide della guerra e della pace, degli imperi, dei consigli, dei giudizi, dei comizi, dei matrimoni, dei trattati, delle alleanze, delle leggi, delle arti, delle cose scherzose e di quelle serie; da lui dipendono tutti gli affari pubblici e privati degli uomini.
E non mi generò nell’uggioso vincolo del matrimonio – in cui nacque il famoso fabbro zoppo – ma, ed è molto più dolce, in un amplesso d’amore, come dice il nostro Omero.
(…)
lnnanzitutto, che cosa può esserci di più dolce e prezioso della vita?
(…)
E’ forse con la testa, col volto, col cuore, con la mano, con l’orecchio (parti considerate tutte oneste) che si generano gli Dèi e gli uomini? No davvero!
Propagatrice del genere umano è quella parte così assurda e ridicola che non si può neppure nominare senza ridere.
E, ditemi, quale uomo o donna vorrebbero porgere il collo al capestro del matrimonio se prima, secondo la consuetudine di codesti saggi, ne considerasse gli svantaggi?
E che cos’è poi questa vita? e se le togli il piacere, si può ancora chiamarla vita? Avete applaudito!
Ditemi, per Giove, quale momento della vita non sarebbe triste, difficile, brutto, insipido, fastidioso, senza il piacere, e cioè senza un pizzico di follia?
E di questo è degno testimone il non mai abbastanza lodato Sofocle con quelle sue splendide parole di elogio per me:
“Dolcissima è la vita nella completa assenza di senno”.
E, tanto per cominciare, chi non sa che la prima età dell’uomo è per tutti di gran lunga la più lieta e gradevole?
Ma che cosa hanno i bambini per indurci a baciarli, ad abbracciarli, a vezzeggiarli tanto, sì che persino il nemico presta loro soccorso?
Che cosa, se non la grazia che viene dalla mancanza di senno, quella grazia che la provvida natura s’industria d’infondere nei neonati perché con una sorta di piacevole compenso possano addolcire le fatiche di chi li alleva e conciliarsi la simpatia di chi deve proteggerli?
(…)
E’ per merito mio che i giovani sono così privi di senno; è per questo che sono sempre di buon umore.
Mentirei, tuttavia, se non ammettessi che appena sono un po’ cresciuti, e con l’esperienza e l’educazione cominciano ad acquistare una certa maturità, subito sfiorisce la loro bellezza, s’illanguidisce la loro alacrità, s’inaridisce la loro attrattiva, vien meno il loro vigore.
Quanto più si allontanano da me, tanto meno vivono, finché non sopraggiunge la gravosa vecchiaia, la molesta vecchiaia, odiosa non solo agli altri, ma anche a se stessa.
Nessuno dei mortali riuscirebbe a sopportarla se, ancora una volta, impietosita da tanto soffrire non venissi in aiuto io, e, a quel modo che gli Dèi della fiaba di solito soccorrono con qualche metamorfosi chi è sul punto di perire, anch’io, per quanto è possibile, non riportassi all’infanzia quanti sono prossimi alla tomba, onde il volgo, non senza fondamento, usa chiamarli rimbambiti.
Se poi qualcuno vuol sapere come opero questa trasformazione, neppure su questo farò misteri.
Conduco i vecchi alla fonte della mia ninfa Lete, che sgorga nelle Isole Fortunate – il Lete che scorre agli Inferi è solo un esile ruscello.
Lì, bevute a grandi sorsi le acque dell’oblio, un poco alla volta, dissipati gli affanni, torneranno bambini.
Ma delirano ormai, non ragionano più! Certo.
E’ proprio questo che significa tornare fanciulli. Forse che essere fanciulli non significa delirare e non avere senno?
E non è proprio questo, il non aver senno, che più piace di quella età?
Chi non vivrebbe come mostro un bambino con la saggezza di un uomo?
Lo conferma il diffuso proverbio: “Odio il bambino di precoce saggezza”.
E chi, d’altra parte, vorrebbe rapporti e legami di familiarità con un vecchio che alla lunga esperienza di vita unisse pari forza d’animo e acutezza di giudizio?
Io restituisco il medesimo uomo al periodo migliore della vita, al più felice.
Se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto con la saggezza, e vivessero sempre sotto la mia insegna, la vecchiaia neppure ci sarebbe, e godrebbero felici di un’eterna giovinezza.
In primo luogo osservate con quanta previdenza la natura, madre e artefice del genere umano, ebbe cura di spargere dappertutto un pizzico di follia.
(…)
Se, infatti, secondo la definizione stoica, la saggezza consiste solo nel farsi guidare dalla ragione, mentre, al contrario, la follia consiste nel farsi trascinare dalle passioni, perché la vita umana non fosse del tutto improntata a malinconica severità, Giove infuse nell’uomo molta più passione che ragione…
Relegò inoltre la ragione in un angolino della testa lasciando il resto del corpo ai turbamenti delle passioni.
Quindi, alla sola ragione contrappose due specie di violentissimi tiranni: l’ira, che occupa la rocca del petto e il cuore stesso, che è la fonte della vita, e la concupiscenza che estende il suo dominio fino al basso ventre.
Quanto valga la ragione contro queste due agguerrite avversarie ce lo dice a sufficienza la condotta abituale degli uomini: la ragione può solo protestare, e lo fa fino a perderci la voce, enunciando i princìpi morali; ma quelle, rivoltandosi alla loro regina, la subissano di grida odiose, finché lei, prostrata, cede spontaneamente dichiarandosi vinta.
Tuttavia, poiché l’uomo, nato per far fronte agli affari, doveva ricevere in dote un po’ più di un’oncia di ragione, Giove, per provvedere debitamente, mi convocò perché lo consigliassi, come su tutto il resto, anche a questo proposito; e il mio pronto consiglio fu degno di me: affiancare all’uomo la donna, animale, sì, stolto e sciocco, ma deliziosamente spassoso, che nella convivenza addolcisce con un pizzico di follia la malinconica gravità del temperamento maschile.
(…)
C’è forse qualche altro motivo che le faccia apprezzare dagli uomini più della follia? Che cosa mai non concedono gli uomini alle donne?
Ma in cambio di che, se non del piacere? E il diletto da nient’altro viene se non dalla loro follia.
Che questo sia vero non si può negare solo che si pensi a tutte le sciocchezze che un uomo dice quando parla con una donna, a tutte le stupidaggini che fa ogni volta che si mette in testa di ottenerne i favori. Ecco da che fonte sgorga il primo e principale diletto della vita.
Dio immortale, quanti divorzi, o fatti anche peggiori dei divorzi, non si avrebbero dappertutto, se la domestica convivenza del marito con la moglie non si rafforzasse nutrendosi di adulazioni, di scherzi, d’indulgenza, di errori, di dissimulazioni, tutte cose che appartengono al mio seguito.
Quanto matrimoni ci sarebbero, se il fidanzato saggiamente s’informasse dei passatempi a cui già molto prima delle nozze si dedicava la sua verginella così delicata e pudica in apparenza.
E, a celebrazione avvenuta, quanti ne durerebbero, se tante imprese delle mogli non rimanessero ignorate per la negligenza e la sciocchezza dei mariti!
E anche questo, a buon diritto, è da attribuirsi alla Follia, a cui si deve se il marito ama la moglie e la moglie il marito, se in casa regna la pace, se il vincolo dura.
(…)
In primo luogo, è pacifico che tutte le passioni rientrano nella sfera della follia: ciò che distingue il savio dal pazzo è che questi si fa guidare dalle passioni, mentre il primo ha per guida la ragione.
Perciò gli stoici spogliano il sapiente di tutte le passioni come fossero delle malattie.
Ma così facendo distrugge anche l’uomo e crea al suo posto un Dio di nuovo genere, che non è mai esistito e non esisterà mai; anzi, per parlare ancora più chiaro, scolpisce la statua di un uomo di marmo, privo d’intelligenza e di qualunque sentimento umano.
(…)

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Io ho deciso…non mi resta altro da fare…soprattutto perchè vivo in un mondo che ha davvero poco a che fare con la razionalità…e voi?

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