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Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo.

di notti ed altri demoni

Mi capita spesso di desiderare un foglio e una matita per appuntare di corsa quello che mi passa per la mente.
Il fatto di non trovare nè l’uno nè l’altra mi ha portato ad essere maestra in quell’esercizio mentale che mi piace definire come ritenzione dei pensieri.
Per non perdermi nulla capita anche a volte che parli a voce alta dando corpo all’immateriale.
E mi faccio domande mi do risposte cerco di chiudere i cerchi che i fumi mentali disegnano spezzati nella mia mente.
Il fatto che io torni a scrivere è del tutto indipendente dalla mia volontà.
Se fosse dipeso da me avrei ripreso da molto tempo.
E mi trovo con vernice scolorita per tele impolverate e pennelli secchi.
Basterà un po’ di solvente per il mio smalto?

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…back…

Non era stato un abbandono definitivo il mio non ci credeva nessuno tantomeno io ma la vita è una spirale e riesce ad ingannarti e a farti invertire l’ordine di priorità delle cose e finisci per mettere al primo posto la vita fuori piuttosto che la vita dentro novità quasi zero a parte le delusioni ma quelle non sono novità sono solo il ripetersi incessante dei saperi condivisi come quando ti senti dire ma come non sapevi che questo giochetto funzionava così rispondi di si ma dentro poi ogni giorno si spezza qualcosa e cerchi di recuperare con un sorriso di quelli che appartengono alla categoria della gente fintamente vissuta

Non mi spaventa più la perdita delle cose materiali e non che mi avesse mai spaventato abbastanza però poi ognuno ha qualcosa a cui è legato da sempre e anche a costo di passare per superficiale non vorrebbe staccarsene mai ecco adesso sono nella fase evolutiva per cui mi aspetto di iniziare a levitare da un momento all’altro sopra le altre teste che mi osservano e si aspettavano da tempo qualcosa così li accontenterò come ho sempre fatto come credevano fosse dovuto

Penso che avrei potuto pensare ad un ritorno migliore ed in grande stile ma se lo sarebbero aspettato tutti e allora non vale

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Male

A chi mi chiede come va, ora non rispondo più bene.

Perché ho preso consapevolezza che non solo è un periodo buio, ma che non sta neppure terminando nel breve termine, almeno.

Sono assorbita completamente da tutti i mali che coinvolgono la mia famiglia. Passo da ospedali, lavoratori, dottori e istituzioni. Casa mia è solo un ripiego, perché di notte non posso proseguire i miei giri vorticosi del giorno. Il computer e internet solo un mezzo per accorciare le distanze con qualche professionista del nord che propina soluzioni, paventa conoscenze e distribuisce illusioni.

Non credo quasi più a niente. Solo alla speranza, tutta interna e personale. Che ogni tanto scompare.

Ma che ritrovo in un abbraccio, quando di notte, finalmente, scoppio in lacrime.

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Da un po’…

…non va.
Prima una settimana di influenza.
Poi un periodo decisamente negativo.
…e per fortuna che c’è Sanremo…

Ma si tornerà alla grande.
Me lo sento.
O no?

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Preghiera in gennaio

Credo che a volte sia meglio mollare che perseverare. Anche se c’hai messo l’anima.
Credo agli occhi di chi non riesce a parlare. E mi stringe la mano in un letto d’ospedale.
Credo che avrei bisogno di un po’ di sole. E di un po’ di notti in più. 
Credo agli urli esplosi e a quelli soffocati. Perchè dietro entrambi c’è sentimento.
Credo che se potessi scegliere, tornerei indietro. Per nonvivere o rivivere alcune cose.
Credo al sospiro prima di dormire. Mi ricorda la fatica.
Credo che la vita sia un riscatto. Non chiedetemi per quale rapimento.
Credo alla porta del mio bagno. Non vuole saperne di chiudersi nonostante le spallate.
Credo che molte persone non sanno dove andare. Figuriamoci il perchè.
Credo allo sforzo della normalità. Che non viene apprezzata quasi mai.
Credo che un segnale basterebbe. Ma un miracolo sarebbe meglio.
Credo alla pioggia battente. La sento, la vedo, la tocco e mi inzuppo.

Non credo alla fortuna cieca. Ci vuole culo. Ma non sfondato.
Non credo che inseguirò un sogno. Perchè sta diventando un incubo.
Non credo alle risate forzate. Mi fanno piangere.
Non credo che basti parlare. A volte si deve urlare.
Non credo a tutte le scuse. Alcune sono state vuote, seppure accettate.
Non credo che un anima maturerà al sole. Se tutte le primavere non hanno funzionato.
Non credo ai cambiamenti improvvisi. Provocano terremoti.
Non credo che rimarrò seduta ad aspettare. Le gambe sono intorpidite.
Non credo alle sigarette. Eppure fumo.
Non credo che si possa andare avanti così. Vedo disperazione.
Non credo a chi si mangia le unghie. Mi hanno sempre fatto schifo le unghie a pelle.
Non credo che io sia stata sempre sincera. E non sono l’unica.    

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It could depend on your take

Il passato fine settimana è stato intenso tanto che stamattina la sveglia suonava e io avrei voluto che fosse solo un sogno ma tanto sapevo che non era e sono corsa in cucina a fare un caffè da portare sul comodino e uno per me che avevo voglia dei biscotti al cioccolato che abbiamo comprato sabato. Ho gli occhi rossi di chi ha dormito poche ore o di chi ha pianto abbastanza da avere dolore alle guance e ho freddo anche se il sole scalda e impigrisce. Venerdì grande serata per il compleanno di Gioia che sorrideva come sempre con tutte noi vecchie glorie anche se Laura aveva capito vecchie troie e ci siamo fatte una risata che non ci offendiamo mica e poi abbiamo brindato mangiato e brindato e mangiato e litigato ma senza crederci più di tanto perchè alla fine non me ne frega niente. Abbiamo cenato da Silvia in pochi e tutti ancora sfatti per il cambio dell’ora e per il compleanno di Gioia e i piatti erano meravigliosi e colorati che volevo rubarli e i peperoncini rossi al posto dei fiori mi piacciono come il film che abbiamo visto davanti al camino mangiando caldarroste. Ho ricordato una nonna che manca da un anno con la quale sono cresciuta e che mi manca con i suoi modi di fare burberi e maschili e che mi raccontava di guerre lontane di come fare il pane e di come cucire uno strappo e non buttare mai via niente che quando meno te lo aspetti ti torna utile mi diceva di non lamentarmi mai che se ti giri la metà del mondo almeno sta peggio di te e che il nostro nome uguale lo avrei potuto portare solo io tra tutte le sue nipoti e non perchè ero speciale ma perchè ero sensibile all’ascolto della vita dura che aveva fatto lei e a lei ballava la pancia se le dicevo che era troppo vecchia per portare il reggicalze ma che quando se n’è andata ho badato che lo avesse su e nuovo perfetto perchè ci teneva sempre e chissà che faccia ha fatto il nonno quando se l’è vista arrivare con il tailleur nuovo il top di seta bianco le scarpe con un po’ più di tacco del normale e quel reggicalze che alla fine ci siamo ricordate io e mamma di aver dimenticato di metterle le mutande. Ho dormito sul divano alle sette di sera che poi a mezzanotte non avevo voglia di andare a dormire neppure dopo aver cucinato la carne alla pizzaiola che lui non aveva ancora assaggiato e nemmeno dopo aver visto la tivvù che di solito mi abbiocco e non so mai come finiscono i film che guardo e lui per dispetto non me lo dice così non ti addormenti la prossima volta che sei una frana amore mio e mi lasci solo sul divano mi dice.

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Settimana…

Sono vergognosamente mancata…da ogni angolo della mia esistenza sociale…da casa, dalla città, dal lavoro, da qui, dalle amicizie…e non so mai come metabolizzare i ricordi e i ritorni, poi..perchè è come se mi avessero rapita gli alieni…ma è davvero possibile condurre una doppia (magari anche tripla, quadrupla) esistenza…?
No, perchè è esattamente quello che mi sta sta succedendo..ora che le guardo entrambe da lontano…(e questo presuppone che ce ne sia almeno una terza…)…oppure confondo solo i diversi “ruoli”…le diverse “maschere” che ognuno di noi indossa di volta in volta…?

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In sogno…

…tutto è possibile, anche quello che non penseresti di poter sognare mai. E lo vivi, al contrario come fosse tutto vero…tutto tangibile…con le mani…con il naso…con la bocca…con le orecchie e gli occhi tesi e lucidi…e con il cuore.
E mescolando odori, sapori e immagini…non sai più se stai sognando o se stai vivendo.
Se quello che senti è una proiezione della mente o un corpo vero che ti scivola tra le mani.
…e io stavolta provo lo stesso a non svegliarmi.

Non si sa mai.

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Strange days…

…è che non so davvero come definirli in un altro modo…questi giorni in cui tutto cambia…
Anche il tempo…
Cambia la consapevolezza, cambia la candela in gioco, cambiano gli umori…
Cambia la fortezza del mio debole…
E tutto repentinamente…
Io non so ancora se leggermi, in questa storia, come artefice o vittima del cambiamento…
Se subisco le conseguenze o se ingrano i meccanismi delle cause…
So solo che mi sembra giusto aspettare di fare il punto della situazione…
Di prendere atto, al momento di tirare le somme, del dare e dell’avere…
E questa volta non mi viene naturale canticchiare una canzone come al solito…

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Continuo ad esserci…

…lo so che la mia assenza la sentite tutti (tranne Gioia…da cui sbarco ogni volta che posso, per la sua felicità!!!!)!

Il corso a Livorno sta andando bene…tanto lavoro…e due minuti fà una chiamata della prof con cui collaboro…altro lavoro, enormi soddisfazioni, enormi passi avanti sulla strada della responsabilità. E così, ogni tanto, mi viene ricordato il senso di “anima del lavoro”….e chi mi conosce…sa…

Per il resto queste giornate di sole mi regalano sorrisi…strizzatine di occhi…ma anche tanti punti su cui riflettere. Tante certezze messe in discussione, alimentate dalla mia curiosità. Tanti dubbi che attaccano la fortezza del mio essere. Ma…

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E’ davvero te che sto aspettando?

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Tu…

…oggi mi fai male.

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Ma il cielo è blu sopra le nuvole…

…e infatti dopo un inizio di giornata nera, buia, bagnata…eccolo lui…il sole!

Sono stata a Roma per due giorni…corse, lavori, incontri, poche passeggiate che invece avrei tanto voluto fare e un’ottima cena (Gioia…d u know?!)…

Oggi tornare al mio ufficio più “stabile” e sapere che è già giovedì mi fa strano, sembra quasi che mi sia persa qualcosa…come se mi fossi sdoppiata, facendo vivere solo una parte di me e l’altra abbia dormito fino ad oggi (magari!)…comunque…

Le lezioni in Toscana si avvicinano…altro periodo di viaggi, di treni, di ore e ore a parlare, di sere senza voce, di riflessioni su quello che faccio, e anche di seghe mentali derivanti dalla mia presenza in una città che vede un’assenza…

Posso dire di aver metabolizzato la partenza di Charlie (la Nutella ne sa qualcosa).

Posso dire di aver preso impegni per i prossimi 6 mesi.

Posso dire di aver provato rabbia, disgusto, affetto, simpatia, piacere e sconforto.

Posso dire di aver vissuto.

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Le droghe

Ore 1:59 am

“E’ una droga”
“Ah. Ho capito.”

Io non sono abbastanza “stupefacente” rispetto a questa cosa, allora…che cosa fantastica…per stare vicina alle persone che si sono avvicendate al mio fianco, ho combattuto contro una donna, contro un uomo, contro una madre, anche contro Dio…ma contro questa cosa, giuro, mai.

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Ho scoperto…

Di essere una strega….per ora i miei poteri si limitano alle previsioni (nella vita degli altri però…).
Mi sa che per attivare i miei poteri pratici devo capire cosa mi manca…
E forse farei meglio a contattare le mie colleghe…Rensy, Tabatha, Genie, Bia, e tutto l’albero genealogico delle sorelle Halliwell….
Perchè da sola ancora non riesco a fare molto…
Solo qualche caviglia slogata, qualche oggetto caduto all’improvviso…e cose così…
Ma mi attrezzo e comincio a stropicciare il naso…

“C’è stato un momento in cui mi è sembrato capirci qualcosa
vederci più chiaro in mezzo alle trame che intreccia la vita
ma è stato un attimo, soltanto un attimo.
C’è stato un momento in cui si è mostrato il disegno divino
perfetto equilibrio tra tutte le forze del bene e del male
ma è stato un attimo, soltanto un attimo.

E’ tutto chiaro improvvisamente, dopo un po’ non rimane niente
allora è meglio che tornino le ombre…fa troppa luce la parola sempre.”

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Stazione Termini – Roma mercoledì 17 gennaio – h 18:00

Sono seduta, con il culo ghiacciato dal marmo di una panchina della stazione, che dovrebbe essere più pulita dell’asfalto sotto i miei piedi, ed invece sembra solo il quadro di tante battaglie di cibo, liquidi e passaggi messi insieme.

Ho fumato l’ultima sigaretta del pacchetto, ma non ho nessuna voglia di alzarmi per andare a comprarne un altro.

Sono in piena sindrome premestruale, ho le sensazioni amplificate e alterno sorrisi idioti a sguardi da “ho bisogno di te”.

Odio la voce ripetitiva dell’uomo che annuncia i treni e i loro ritardi. Odio la fretta che tutti sembrano avere anche senza sapere dov’è che devono andare.

Io, da sola, me ne sto seduta qui ad aspettare, senza chiedere niente, tantomeno sguardi o parole.

Arriverà Gioia e la sua allegria e i suoi colori, arriverà la telefonata che sto aspettando, arriverà il treno che mi riporterà a casa.

Ma io resterò ad aspettare.

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