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Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo.

di notti ed altri demoni

Mi capita spesso di desiderare un foglio e una matita per appuntare di corsa quello che mi passa per la mente.
Il fatto di non trovare nè l’uno nè l’altra mi ha portato ad essere maestra in quell’esercizio mentale che mi piace definire come ritenzione dei pensieri.
Per non perdermi nulla capita anche a volte che parli a voce alta dando corpo all’immateriale.
E mi faccio domande mi do risposte cerco di chiudere i cerchi che i fumi mentali disegnano spezzati nella mia mente.
Il fatto che io torni a scrivere è del tutto indipendente dalla mia volontà.
Se fosse dipeso da me avrei ripreso da molto tempo.
E mi trovo con vernice scolorita per tele impolverate e pennelli secchi.
Basterà un po’ di solvente per il mio smalto?

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Basta poco…

per sentirmi meglio dovrei solo infilare le mani in una ciotola di farina di grano tenero o di fagioli rossi messicani secchi…o girare con un grosso cucchiaio di legno un secchio di vernice rossa. O correre scalza su un prato che ha ancora la brezza della notte, o su una spiaggia bianca dopo un temporale estivo. O ascoltare, fuori da un asilo, le urla dei bimbi durante la ricreazione o il canto delle mondine di inizio secolo in una giornata di sole di maggio.

Basterebbe poco…

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Che poi alla fine…

…conta chi rimane o chi ha partecipato?
I piedi stanchi sono sintomo di eccessiva delicatezza o di dura fatica?
Chi più pensa meno agisce o agisce meglio?
E il dolce va mangiato prima o dopo il caffè?

Che poi alla fine ognuno ha la sua idea…

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…back…

Non era stato un abbandono definitivo il mio non ci credeva nessuno tantomeno io ma la vita è una spirale e riesce ad ingannarti e a farti invertire l’ordine di priorità delle cose e finisci per mettere al primo posto la vita fuori piuttosto che la vita dentro novità quasi zero a parte le delusioni ma quelle non sono novità sono solo il ripetersi incessante dei saperi condivisi come quando ti senti dire ma come non sapevi che questo giochetto funzionava così rispondi di si ma dentro poi ogni giorno si spezza qualcosa e cerchi di recuperare con un sorriso di quelli che appartengono alla categoria della gente fintamente vissuta

Non mi spaventa più la perdita delle cose materiali e non che mi avesse mai spaventato abbastanza però poi ognuno ha qualcosa a cui è legato da sempre e anche a costo di passare per superficiale non vorrebbe staccarsene mai ecco adesso sono nella fase evolutiva per cui mi aspetto di iniziare a levitare da un momento all’altro sopra le altre teste che mi osservano e si aspettavano da tempo qualcosa così li accontenterò come ho sempre fatto come credevano fosse dovuto

Penso che avrei potuto pensare ad un ritorno migliore ed in grande stile ma se lo sarebbero aspettato tutti e allora non vale

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Le evoluzioni del peggio

Si dice che al peggio non ci sia mai fine.
Lo sto imparando. In realtà è da un po’ che lo imparo, visto tutto quello che mi circonda.
La sottile linea rossa che separa la disperazione e la forza d’animo ancora resiste e mi ci attacco con tutta me stessa. Ma fino a quando durerà?

Il corso fuori Roma procede bene. Sono fortunata ad avere amiche come quelle che ho: mi distraggono, consciamente o no, da tutto quello che ho alle spalle e da tutto quello che ho nella testa.

Mai visto (dati certi alla mano) un settembre così atipico, alemno dagli ultimi 300 anni.

Ho un elefante che vuole spuntarmi sul mento. Non lo tocco per paura che si ingrossi fuori misura e mi faccia sembrare la cugina scema della befana.

Divoro libri. Il blog è abbandonato a se stesso da tempi immemori. Oggi è un puro e semplice caso.

Vado a farmi una doccia. Questa giornata sarà ancora lunga ed estenuante.

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I manici dei coltelli

Devi sapere che la corda troppo tirata, prima o poi si spezza.
Si, ma la pazienza è la virtù dei forti.
Se la metti su questo piano, devi sapere che senza soldi non si canta messa.
E che mi dite del fatto che i soldi non fanno la felicità?
—urla—
Ci credete ancora in questa causa?
No.
Allora, io non so più che dire.

 

Posso solo dire che questo è un gioco al massacro. 
Il nostro.

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Male

A chi mi chiede come va, ora non rispondo più bene.

Perché ho preso consapevolezza che non solo è un periodo buio, ma che non sta neppure terminando nel breve termine, almeno.

Sono assorbita completamente da tutti i mali che coinvolgono la mia famiglia. Passo da ospedali, lavoratori, dottori e istituzioni. Casa mia è solo un ripiego, perché di notte non posso proseguire i miei giri vorticosi del giorno. Il computer e internet solo un mezzo per accorciare le distanze con qualche professionista del nord che propina soluzioni, paventa conoscenze e distribuisce illusioni.

Non credo quasi più a niente. Solo alla speranza, tutta interna e personale. Che ogni tanto scompare.

Ma che ritrovo in un abbraccio, quando di notte, finalmente, scoppio in lacrime.

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Monopoli

(Siamo al via) Si prevedono grossi sacrifici all’orizzonte.
Ci sto. Va bene, non mi pesa.
(Tiro i dadi) Alto rischio, qualunque strada si percorra.
Ci sto. Va bene, non mi pesa.
(Costruisco una casa o passo) Le indecisioni sono all’ordine del giorno.
Ci sto. Va bene, non mi pesa.
(Aspetto che arrivi il mio turno) Sarò coinvolta in prima persona.
Ci sto. Va bene, non mi pesa.
(Tocca a me) …

Ma alla fine del gioco, il premio, sarà la tranquillità?

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