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Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo.

Basta poco…

per sentirmi meglio dovrei solo infilare le mani in una ciotola di farina di grano tenero o di fagioli rossi messicani secchi…o girare con un grosso cucchiaio di legno un secchio di vernice rossa. O correre scalza su un prato che ha ancora la brezza della notte, o su una spiaggia bianca dopo un temporale estivo. O ascoltare, fuori da un asilo, le urla dei bimbi durante la ricreazione o il canto delle mondine di inizio secolo in una giornata di sole di maggio.

Basterebbe poco…

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Che poi alla fine…

…conta chi rimane o chi ha partecipato?
I piedi stanchi sono sintomo di eccessiva delicatezza o di dura fatica?
Chi più pensa meno agisce o agisce meglio?
E il dolce va mangiato prima o dopo il caffè?

Che poi alla fine ognuno ha la sua idea…

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…back…

Non era stato un abbandono definitivo il mio non ci credeva nessuno tantomeno io ma la vita è una spirale e riesce ad ingannarti e a farti invertire l’ordine di priorità delle cose e finisci per mettere al primo posto la vita fuori piuttosto che la vita dentro novità quasi zero a parte le delusioni ma quelle non sono novità sono solo il ripetersi incessante dei saperi condivisi come quando ti senti dire ma come non sapevi che questo giochetto funzionava così rispondi di si ma dentro poi ogni giorno si spezza qualcosa e cerchi di recuperare con un sorriso di quelli che appartengono alla categoria della gente fintamente vissuta

Non mi spaventa più la perdita delle cose materiali e non che mi avesse mai spaventato abbastanza però poi ognuno ha qualcosa a cui è legato da sempre e anche a costo di passare per superficiale non vorrebbe staccarsene mai ecco adesso sono nella fase evolutiva per cui mi aspetto di iniziare a levitare da un momento all’altro sopra le altre teste che mi osservano e si aspettavano da tempo qualcosa così li accontenterò come ho sempre fatto come credevano fosse dovuto

Penso che avrei potuto pensare ad un ritorno migliore ed in grande stile ma se lo sarebbero aspettato tutti e allora non vale

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Non chiedetemi perchè e per come!

E alla fine mi sono presa la mia pausa di riflessione. Dal mondo del web, si intende.
Da queste parti sono sul play, accelerato, il tasto pause si è scassato già da tempo.
Il periodo non è rosa. Se dovessi definirlo con un colore credo adotterei il marrone.
Quello della merda.
Ma tant’è: qua stiamo e cerchiamo di starci al meglio.
Il bello è che gli oroscopazzi mi dicono (testuali parole!) “la svolta è dietro l’angolo, cambierà tutto in positivo
e non avrai tempo di ricordare le tempeste”. E me lo dicono da dicembre.
Sarà che neppure la primavera è ancora arrivata.
È passato il mio compleanno, sottotono.
È passata la Pasqua, sottotono.
Non vorrei che passassero anche ferragosto e Natale prossimi sottotono, perché…che palle!

Comunque. Sono viva.
Sono solo impicciata a districare il bandolo della matassa.
Se non fosse per sto maledetto gatto che me la incasina sempre di più.

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Da un po’…

…non va.
Prima una settimana di influenza.
Poi un periodo decisamente negativo.
…e per fortuna che c’è Sanremo…

Ma si tornerà alla grande.
Me lo sento.
O no?

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Manuale d’uso

Come comportarsi di fronte ad un portatore sano di pessimismo cosmico di stampo leopardiano?
Propongo la lapidazione, a dimostrazione del fatto che anche le pietre ce l’hanno con lui.

Come comportarsi di fronte ad una depressione nata in seguito alla frequentazione di un portatore sano di pessimismo cosmico di stampo leopardiano?
Propongo un avvelenamento lento con camomilla, a dimostrazione del fatto che il sonno non è sempre negativo.

Come comportarsi di fronte all’insorgere di sintomi di natura ossessiva compulsiva, scaturiti dalla vicinanza di soggetti depressi e pessimisti?
Propongo una corda bella spessa per legare il soggetto alla sedia, a dimostrazione del fatto che si può essere maniaci dell’ordine anche con le persone.

Come comportarsi di fronte alle manifestazioni di esaurimento nervoso corredato da urla e porte e finestre e oggetti contundenti che volano, generato dalla convivenza di soggetti pessimisti, depressi e maniaci?
Propongo una stanza insonorizzata e imbottita, a dimostrazione del fatto che senza le conseguenze di strilli e lanci, non si trova soddisfazione e forse la smetti.

Fatto questo, probabilmente, la sottoscritta troverebbe la pace, riuscirebbe a pranzare tranquillamente e a non avere problemi cardiaci. Forse riuscirebbe anche a dormire, a colloquiare con se stessa, in silenzio e ad avere pensieri normali, al contrario degli istinti omicidi.

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Ma che bontà…ma che cos’è questa robina qua?!

Invitata da loro, non posso tirarmi indietro per l’ennesima volta, quindi…mi lascio andare a 10 accoppiamenti improbabili tra cibi che adoro mangiare “a braccetto”…non me ne vogliano i palati sopraffini…e poi…de gustibus…

1.piselli & pancetta
(da sempre…soffritto di cipolla, una sfrigolata alla pancetta…e che bontà!)
2.fragole & panna
(banale, lo so…ma come si fa a separarli??????)
3.patatine fritte & checiap
(farà male al fegato…ma per il (mio) palato è una goduria!)
4.gelato al cioccolato & gelato alla banana
(personalissimo…e guai a chi me lo tocca!)
5.mascarpone & marmellata ai frutti di bosco
(non riesco a pensare all’una senza pensare all’altro!)
6.sagne & facioli
(e questo è un must della ciociaria…posso solo dire provare per credere!)
7.salsicce & broccoli
(leggi su)
8.aceto balsamico & parmigiano
(vabbè che io l’aceto balsamico lo bevo direttamente dalla bottiglia…)
9.pomodorini & mais
(questa è la penitenza dopo gli altri 8!!!)
10.arancia & olio & zucchero
(lo so che sono 3, ma provate a tagliare un’arancia e a condirla così….)

Bene…compitino svolto…e non mi resta che invitare a cena i solito noti….
Gioia
Brigida
NewYorker
…e per la prima volta sullo schermo….Lia!!!!

Però, per stavolta, cucino io!

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Tuesday Bloody Tuesday

Ho trascorso tutta la serata a medicarmi un brutto taglio. Ci volevano i punti, ma io e gli aghi cerchiamo di evitarci da sempre. Proprio ieri pensavo che tutte le cicatrici che dal primo gennaio mi sono procurata alle mani si stavano rimarginando. Ed ecco che tagliando il pane, verso sera, ho aggiunto un altro segno tanto per non perdere l’abitudine, questa volta nella parte interna del migliolo. E il bello è che stanotte per evitare emorragie, ho dormito con la mano infilata in due calzini che proteggevano una medicazione approssimativa. E stamattina, appena sveglia, contenta del fatto che avesse sanguinato relativamente poco, ho avuto lo stesso la mia dose quotidiana di plasma sparso per il mondo: un’epistassi durata un’ora, ma a questo sono abituata e riesco a gestirlo. E per fortuna che le “mie cose” sono andate a far visita a qualcun’altra, perchè altrimenti mi ci sarebbe voluta una trasfusione.
Ora sembro uno zingaro spocchioso: ho un anellaccio rosso al mignolo sinistro. Ma niente oro. Solo mercurio cromo.

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Promemoria o riflessione?

Ho 2 soppracciglia. Quello sinistro è un po’ curvo. Mi da un espressione particolare. Quando rido lo faccio a metà, quando piango lo faccio a metà. Se guardo qualcuno sembra che abbia lo sguardo strano e se mi guardo allo specchio credo di non essere simmetrica.

C’è il sole, ma c’è anche il freddo. Ho messo 1 bottiglietta d’acqua sulla finestra per riscaldarla un po’. Ho sempre avuto i denti troppo sensibili.

Leggo tutte le mail che mi arrivano, e a tutte rispondo. Oggi ne avevo 28.

Domani siamo a cena fuori tutti insieme e sabato siamo tutti a cena a casa mia. Stasera probabilmente siamo a cena dai miei. 3 mangiate di lusso.

Gli stivali numero 39 non mi fanno più male. Li ho messi con la pioggia, la pelle si è ammorbidita e ora sono comodi. E belli.

Ieri, con una folata di vento, qualcosa è entrato nel mio occhio alle ore 09.23. Ne è uscito un pezzettino di cemento, alle 19.53. Questa notte non ho chiuso occhio.

Dovrei leggere 156 pagine di documenti per un progetto. Prima li trasforo da pdf a doc. Li traduco. Li accorcio. E poi li stampo. Non posso stare troppo al pc.

Ho solo 4 minuti per non pensare a niente. Una sigaretta. Lasciatemela fumare.

 

 

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Trattato sulle teorie dell’apprendimento moderno

Le cose si imparano per “trasferimento”, o per “osmosi”.
In genere, il trasferimento include un certo grado di consapevolezza che l’osmosi non prevede: nel primo apprendi per una specie di imposizione esterna, nella seconda apprendi per natura. Ed è così che per osmosi si impara quello per cui si è portati e per trasferimento, in base all’elasticità mentale, un po’ tutto. Se si nasce con l’animo di una sarta, verrà naturale notare cuciture, prestare attenzione a rifiniture ed imparare con molta facilità come si debba fare un orlo e magari trovare soluzioni originali per riattualizzare quella vecchia gonna della nonna. Allo stesso tempo, se si nasce con l’anima del meccanico, sarà più semplice aiutare l’amico in panne con la propria auto. Non che questo condizioni tutta un’esistenza, se non nella misura in cui alcune volte possiamo sostenere enunciati del tipo “Probabilmente se non avessi deciso di diventare Avvocato sarei diventato sicuramente un cuoco”.Il processo osmotico, per definizione, non prevede accettazione da parte del ricevente e non prevede attivazione da parte del donatore. Ovvero non prevede quello che succede nel trasferimento: “Ora ti insegno a guidare”. “Grazie, da dove si inizia?”.“Metti il piede qui, la mano qui, la cintura così”. “Se spingo questo pedale cosa succede?”. “Procedi in questo senso”. Ecc. L’osmosi è silenziosa, il più delle volte invisibile ed inconsapevole. Molte volte si attiva contemporaneamente al processo della curiosità. Avviene spesso attraverso la tecnica dell’osservazione partecipante e non accetta quasi mai di mutarsi in trasferimento, palesando il suo processo agli occhi dei partecipanti. Per osmosi ho imparato a cucinare, ad utilizzare il pc, a truccarmi, a stirare, a dipingere, ad aggiustare le parti elettriche degli elettrodomestici, a civettare, a raccogliere patate e pomodori, a nuotare, a fumare, a lavorare e probabilmente ad amare. Per trasferimento ho imparato a parlare, a leggere, a cucire, a scrivere, a camminare, a fare il pane, ad andare in bicicletta, a stare in mezzo alla gente, ad attaccare un quadro, a pulire casa, a pagare le bollette,  a rifare il letto. Mi incuriosiscono questi processi di apprendimento. Ci tornerò su.  
   
Tutto questo è stato partorito dalla mia insana mente, mentre ero nel traffico in macchina sotto la pioggia.
Per fortuna non guidavo io.     

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Preghiera in gennaio

Credo che a volte sia meglio mollare che perseverare. Anche se c’hai messo l’anima.
Credo agli occhi di chi non riesce a parlare. E mi stringe la mano in un letto d’ospedale.
Credo che avrei bisogno di un po’ di sole. E di un po’ di notti in più. 
Credo agli urli esplosi e a quelli soffocati. Perchè dietro entrambi c’è sentimento.
Credo che se potessi scegliere, tornerei indietro. Per nonvivere o rivivere alcune cose.
Credo al sospiro prima di dormire. Mi ricorda la fatica.
Credo che la vita sia un riscatto. Non chiedetemi per quale rapimento.
Credo alla porta del mio bagno. Non vuole saperne di chiudersi nonostante le spallate.
Credo che molte persone non sanno dove andare. Figuriamoci il perchè.
Credo allo sforzo della normalità. Che non viene apprezzata quasi mai.
Credo che un segnale basterebbe. Ma un miracolo sarebbe meglio.
Credo alla pioggia battente. La sento, la vedo, la tocco e mi inzuppo.

Non credo alla fortuna cieca. Ci vuole culo. Ma non sfondato.
Non credo che inseguirò un sogno. Perchè sta diventando un incubo.
Non credo alle risate forzate. Mi fanno piangere.
Non credo che basti parlare. A volte si deve urlare.
Non credo a tutte le scuse. Alcune sono state vuote, seppure accettate.
Non credo che un anima maturerà al sole. Se tutte le primavere non hanno funzionato.
Non credo ai cambiamenti improvvisi. Provocano terremoti.
Non credo che rimarrò seduta ad aspettare. Le gambe sono intorpidite.
Non credo alle sigarette. Eppure fumo.
Non credo che si possa andare avanti così. Vedo disperazione.
Non credo a chi si mangia le unghie. Mi hanno sempre fatto schifo le unghie a pelle.
Non credo che io sia stata sempre sincera. E non sono l’unica.    

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Un po’ di sano autocompiacimento…

Molte persone a me vicine, sanno quanto ami e contemporaneamente odi il mio lavoro.
Non ricevere un compenso quando dai la tua anima in qualcosa, costa. Non solo al portafogli, ma anche alla “spinta motivazionale” che dovrebbe essere alla base di ogni lavoro.

Così…sono felice di comunicare al mondo che ho ricevuto il mio stipendio per questo mese.

Eccolo qui di seguito…

Date: Thu, 8 Dec 2007 03:18:38 -0800
From: *******@yahoo.com
Subject: s***** f******
To: me
Salve Patricia,
interessante e dinamica la lezione di ieri sul Rapporto Unicef.
Sono andata sul sito e ho notato con mia gioia che il rapporto è tutto in italiano e diviso per capitoli. Mi era sembrato di capire che fosse in inglese… ma meglio così!!
E’ interessantissimo anche se ti fa nascere una rabbia incredibile, sul perchè le cose vadano così, nonostante l’evidenza dei fatti!!!
Lo stesso effetto me lo sta procurando il libro di B*****!!!
Sono contenta, nonostante tutto, di fare quest’esame – di rado sono così attuali e interessanti!
Spero di esserci alle prox lezioni, sperando che la mia creatività nell’inventare scuse a lavoro non si esaurisca prima!!!  😉
S***** F******
Gentile dott.ssa,
……
Colgo l’occasione per augurarle buon lavoro e farle i complimenti per come svolge le sue lezioni!!mi dispiace che ne abbia tenuta solo una in questa seconda parte del semestre..sarei venuta molto più volentieri a lezione se ci fosse stata sempre la sua presenza!le assicuro che non è una “leccata” (come forse potrebbe pensare) permettendomi,con il massimo rispetto, sia di usare questo termine sia di scriverle queste ultime righe sovrastanti che non ho e non avrei mai detto ad altri professori della nostra facoltà data la sua giovane età. A maggior ragione, sentendomi vicina a lei, sono rimasta molto colpita da come svolge la sua professione e mi auguro che possa andare avanti, per migliorare le condizioni soprattutto didattiche dell’università italiana, con la speranza che ci siano tanti altri dottori come lei.
Cordiali saluti
V****** S******     

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Di gas e altre magie…

Io non so cosa sia quel calore che fuoriesce dai pezzi di metallo che penzolano dai muri di casa mia.
Io non so come mai l’acqua dei rubinetti non mi blocchi più la circolazione e faccia fumo caldo.
Io non so come mai se spingo e giro un piccolo pomello del piano cottura, dai buchini esce una specie di fiammella blu.

So solo che sono venuti dei maghi questa mattina e dopo qualche colpo di bacchetta magica….

….mi hanno trasportata nel XX secolo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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310

Ieri. Scendo dal treno. Affannata (solito ritardo di 20 minuti). Corro verso il 310 che mi porta dritto in ufficio. Vedo da lontano: l’autobus è già strapieno. Tentativo di entrare nella porta dell’autista fallito tragicamente causa calcio di una filippina con carrello della spesa e carrozzina contenente pargolo ululante. Tentativo di entrata nella porta di mezzo riuscito per il rotto della cuffia. Le porte si chiudono, uno studente, evidentemente di architettura recita tutto il calendario ecclestiastico: la cartellina con i disegni si è incastrata nelle porte. Viaggiamo con mezza cartellina dentro e mezza fuori. Temperatura interna sopra la media stagionale estiva. Aliti, ascelle, piedi e umori di qualsiasi età e provenienza si mescolano. Infilo il naso nella sciarpa per provare sollievo nello spruzzo di profumo che per fortuna non ho dimenticato di mettere, prima di abbandonare casa. Una signora, dopo la prima fermata, mi intima, nel vero senso della parola, di spostarmi da dove mi trovo, ti consiglio di buttarti sopra di me, basta che ti togli da lì. E mi indica un signore di mezza età di spalle. Ascolto il consiglio. Mi sposto. Praticamente la abbraccio. Mi volto per capire il motivo della sua premura. Il signore di prima inizia a palpeggiare una donna. Nel caos lei non se ne accorge. Lui continua. Lei scende. Sono scese un po’ di persone, l’autobus è leggermente più vivibile. Cambia donna. Stessa procedura: lei di spalle, lui dietro di lei. Inizia il suo lavoro, con un crescendo di intensità e bava alla bocca. La signora stavolta se ne accorge. Si volta rabbiosa. Lui la guarda. Sogghigna. Si apre l’mpermiabile e…si. Tutto all’aria aperta. Tutto alla luce del sole. Contemporaneamente si aprono le porte. L’autobus si svuota come per magia.

Pensavo che l’esibizionista fosse esistito solo negli anni settanta, mi dice la signora premurosa.
Evidentemente no, rispondo io. Grazie per prima.
Oh, figurati, ci mancherebbe.
Buona giornata signora.  
Anche a te, cara.

La saluto. Mi incammino verso l’ufficio.

Memorie allucinanti delle mie giornate a Roma.

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Connections

Se mi avessero detto qualche anno fa che la mia vita ora sarebbe stata così, avrei riso. Banalità. Senza ombra di dubbio. E’ quello che pensiamo tutti. Raramente possiamo raggiungere qualcosa che ci eravamo prefissati, il destino che avevamo disegnato, le persone che avevamo scelto. Eppure, non per questo è un male. Con i se e con i ma non si va molto lontano.
E neppure con un paio di stivali nuovi. Li abbiamo comprati sabato. Belli da morire, ma maledettamente nuovi..e visto che non sono famosa per un piedino da Cenerentola…credo che oggi lacrimerò sull’asfalto e i sanpietrini della capitale, sulle scale della facoltà, sulle spalle degli studenti. Ecco. Quella della studentessa è una dimensione in cui tornerei subito. Mi piace studiare, non me ne devo vergognare. Ma tanto continuo a farlo anche a due anni dalla mia “uscita” ufficiale dalla “scuola”. Mia sorella invece soffre da morire per lo sforzo che deve fare per conquistare un posto nella sua classe. Brutti voti, professori che “mihannopresodimira” e materie nuove con le quali misurarsi. O pesarsi. Dopo l’ennesimo chilo fatto fuori, testimone la bilancia, ieri mi sono beccata un cazziatone dalla mia signora madre. Inutile dire che sto bene e mi sento bene. Sabato mi porta di forza a fare le analisi. Ma io sabato c’ho ospiti! Come faccio a dire scusate ma dovete restare soli in casa perchè mia madre non può aspettare lunedì per bucarmi (che orrore) le vene? E poi sotto Natale, con la marea di regali che devo comprare. Per quelli si che dovrò svenarmi. Ma Natale altroconsumo? Che ne dite? Sarebbe più significativo e utile. Alle tasche. Lunedì al bar durante un corso ho chiesto un panino. Non ce ne sono, mi hanno risposto. E allora quello che vedo lì cos’è, ho chiesto io. Una tasca, mi hanno risposto. Ripiena. Alla faccia mia.   

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