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Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo.

di notti ed altri demoni

Mi capita spesso di desiderare un foglio e una matita per appuntare di corsa quello che mi passa per la mente.
Il fatto di non trovare nè l’uno nè l’altra mi ha portato ad essere maestra in quell’esercizio mentale che mi piace definire come ritenzione dei pensieri.
Per non perdermi nulla capita anche a volte che parli a voce alta dando corpo all’immateriale.
E mi faccio domande mi do risposte cerco di chiudere i cerchi che i fumi mentali disegnano spezzati nella mia mente.
Il fatto che io torni a scrivere è del tutto indipendente dalla mia volontà.
Se fosse dipeso da me avrei ripreso da molto tempo.
E mi trovo con vernice scolorita per tele impolverate e pennelli secchi.
Basterà un po’ di solvente per il mio smalto?

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I manici dei coltelli

Devi sapere che la corda troppo tirata, prima o poi si spezza.
Si, ma la pazienza è la virtù dei forti.
Se la metti su questo piano, devi sapere che senza soldi non si canta messa.
E che mi dite del fatto che i soldi non fanno la felicità?
—urla—
Ci credete ancora in questa causa?
No.
Allora, io non so più che dire.

 

Posso solo dire che questo è un gioco al massacro. 
Il nostro.

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Sparizioni

Nessuna intenzionale rinuncia. Nemmeno abbandono.
E’ che questa è proprio la stagione delle piogge. Con l’ombrello rotto.
Anche se non sembra. Ci sono.

 

Non dimenticatemiiiiiiiiiii!!!!!

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…è la tua risposta definitiva?

Il momento preciso del giorno esatto in cui tua madre, per la prima volta, ti chiede sei felice, ti senti schiacciata ad un muro con una decina di fucili puntati sulle tempie. La prima reazione è quella di pensare al perché te l’abbia fatta proprio quella domanda. Tua madre che per non essersi posta il problema qualche anno fa, è stata capace di mettere in primo piano i suoi affetti alla tua felicità. Sembro triste? Insoddisfatta? E mentre contempli queste ipotesi ti immagini in mezzo alla gente, con gli occhi degli altri. Come sembrerò alle persone che mi circondano? Le occhiaie delle notti insonni vengono interpretate male? I chili persi vengono tradotti in infelicità? Le risate hanno un ché di isterico anziché di rilassato? E mentre giri il film della tua vita semi sociale pensi a come dovrebbe essere una persona felice, allora. Quale sano aspetto da pubblicità mielosa si confà ad una persona felice? Quali colori indossa per raccontare al mondo quanto bene le va la vita? E nel frattempo dai uno sguardo alla tua figura dall’alto al basso. Capelli: neri. Occhi: neri. Maglia: nera. Gonna: nera. Calze: nere. E non mettere la scusa degli stivali che sono marroni perché mica regge. Decisamente il colore oggi non aiuta. Passiamo all’umore allora: nero. Ma è davvero da queste cose che si distingue una persona felice da una infelice? Cos’altro posso prendere in considerazione per tastare il grado della mia felicità. Se canti, sei felice? O sei solo scemo? O cerchi solo distrazione? Se resti in silenzio per la maggior parte della giornata, sei infelice? O cerchi di concentrarti? O pensi a qualcosa di talmente piacevole che col cavolo che ce lo racconti?
Ci penso su. Lei è ancora li che aspetta una risposta. Che faccio? Contrattacco aggirando l’ostacolo e chiedendo perché me lo chiedi con l’aria più innocente del mondo? No. Con lei non reggerebbe. E allora dico la verità. Si. Si, mamma, sono felice. Nonostante i problemi, nonostante i pensieri, nonostante le paure e le preoccupazioni che ho intorno, io sono felice. Anche se oggi vesto di nero, magari non parlo e non sorrido. Anche se non mi spiego il perché di questa domanda.  

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Monopoli

(Siamo al via) Si prevedono grossi sacrifici all’orizzonte.
Ci sto. Va bene, non mi pesa.
(Tiro i dadi) Alto rischio, qualunque strada si percorra.
Ci sto. Va bene, non mi pesa.
(Costruisco una casa o passo) Le indecisioni sono all’ordine del giorno.
Ci sto. Va bene, non mi pesa.
(Aspetto che arrivi il mio turno) Sarò coinvolta in prima persona.
Ci sto. Va bene, non mi pesa.
(Tocca a me) …

Ma alla fine del gioco, il premio, sarà la tranquillità?

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Want U back?

Da sempre temo i rientri. Soprattutto dopo una lontananza prolungata. Ci metto sempre troppo tempo a ripristinare il ciclo naturale delle cose della mia vita: dormire, mangiare, lavorare, uscire, lavare etc. Quando mi allontano, riesco a scombussolare tutto: non lavoro e regalo alle lista delle cose da fare, un ordine inverso, indirettamente proporzionale all’orario e direttamente proporzionale alla voglia. E’ il mio modo di staccare. Ci metto un secondo a disfarmi di abitudini e tabelle di marcia…e una settimana a ricomporre il puzzle del tran tran.

Manco esattamente da Natale. Mi sembra una vita fà. Ho messo su un chiletto in queste feste, ma solo perchè ero reduce da una terribile influenza e altre avversità varie…altrimenti sarebbero stati almeno 5 con buona pace della signora madre.

Per il Capodanno erano diverse le previsioni e le possibilità, alla fine l’imprevisto l’ha fatta da padrone: la mia dolce metà, carinamente ha provveduto a regalarmi una mise chic ma easy, con corredo di scarpette lucide e calzettine parigine…bene! Ho pensato…serata mondana…si…tra il salotto e il letto vista la sua febbrona da cavallo…intorno alla mezzanotte parlava con un cagnolino che secondo lui camminava sul soffitto…e mi chiedeva come mai le infermiere si vestono così eleganti…evvabbè…

Si parla di futuro, di progetti, perché è l’hobby di fineanno e di inizioanno. Io penso che quest’anno vorrei vedere almeno un posto che non ho mai visto, mangiare qualcosa che non ho mai mangiato e magari anche attaccarmi al piede una grossa palla di piombo che mi tiene con i piedi per terra e lo sguardo a portata di realtà…visto che viaggiando con la mente, riesco a farmi male anche trovandomi in una stanza ovattata e a prova di bambino: da queste feste ho rimediato un taglio profondo a causa di un pentolino da latte, un livido che contempla tutte le sfumature del viola e del blu cadendo su un panchettino di legno che è sempre stato nello stesso posto, e contusioni e botte e graffi e varie ed eventuali disgrazie che capitano ad una sbadata come me.

Ieri ho sfatto l’albero di Natale e provato casa mia di ogni addobbo rosso e dorato: per me le feste si sono concluse ieri sera, quando abbiamo chiuso l’ultimo cartone e portato in soffitta l’ultimo lustrino…arrivederci all’anno prossimo e speriamo che sia meglio di quest’anno passato.

Pensavo al mio 2007.

Avete presente le montagne russe? Bhè…moltiplicando curve, salite, discese…più o meno rende l’idea di quello che ha significato questo anno per me.
Gennaio: pensavo solo al lavoro per colmare ombre e paure della mia vita. Un momento in cui non so cosa avrei fatto se non avessi avuto le mie fantastiche “spalle” (e loro sanno che sono loro).
Febbraio: metto al muro un problema e me ne trovo uno nuovo che sbuca di lato.
Marzo: ho continuato a combattere per cercare di capirci qualcosa in più. Ogni cosa e ogni persona mi confondevano.
Aprile: Periodo più difficile dell’anno. Probabilmente tutto quello che è venuto dopo, l’ho deciso qui.
Maggio: tutto si spiega in poche parole. Difficile ma reale. E ho ripreso a vivere.
Giugno: l’estate. Non avrei mai permesso alla vita di non farmela godere. E per fortuna è andato tutto liscio.
Luglio: momento strano. La mia faccia sgomenta davanti alla consapevolezza che le cose possono cambiare è la cosa che ricordo meglio.
Agosto: in vacanza. E mi rendo conto che forse forse ho fatto bene a tener duro fino a qui.
Settembre: ecco. Ho iniziato a raccogliere i frutti solo in questo periodo. Altro che autunno!!!
Ottobre: è l’inizio dell’idillio. La mia vita ha iniziato a regalarmi quella traquillità che mancava da troppo.
Novembre: progetti, sogni, nottate a parlare, poco sonno e tanta, tanta voglia di fermare il tempo.
Dicembre: mi guardo indietro, mi guardo intorno. Poi mi guardo allo specchio…e mi faccio un occhiolino.

E ben…ora vediamo quello che ci aspetterà in questo nuovo anno…io sono qui. Mica scappo!

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…looking in his eyes…

Ci somigliamo in molte cose.La curiosità, il senso del dovere, la necessità di badare sempre e costantemente alle persone
che abbiamo accanto, l’amore per le sfide, la voglia di mettersi in gioco professionalmente.
L’ho sempre visto come un mito: colui che riesce a fare tutto, a meravigliarmi, ad esserci sempre e comunque.
Ho iniziato a pensare a lui come una “persona” solo a quando lavoriamo fianco a fianco, gomito a gomito. Da quando, per la prima volta, mi ha chiesto non per curiosità ma per reale bisogno, “tu cosa ne pensi”. Adesso abbiamo un rapporto diverso. Da adulti. Non sono più la sua piccolina.
Sono la donna alla quale sta tentando di affidare quello che lui dopo sacrifici immensi è riuscito a costruire.
Ha i suo scheletri nell’armadio: venirne a conoscenza mi ha procurato un senso di panico e responsabilità.
Ha paura del futuro: saperlo mi ha proiettata in un mondo diverso.
Ha fiducia in me: esserne cosciente mi da forza e mi fa misurare ogni decisione.
Ha tanti pesi sulle spalle e poca leggerezza nel cuore: lo vedo invecchiato e tanto, tanto stanco.

Mio padre è giovane: con i suoi cinquantaquattro anni, appare svelto, atletico.
Mi rende orgogliosa sapere, ora, tutto quello che c’è alle spalle della vita che abbiamo condotto finora. Quando a tre anni dicevo, piangendo che volevo “andale a lavolale con papà” (ebbene si, non riuscivo a pronunciare la erre), non capivo.
Era solo amore incondizionato il mio.
Ora è amore consapevole.
Ammirazione ragionata.
E ho da imparare più ora che da qualsiasi tentativo di farmi andare in bici senza rotelle.
Ora che mi copro bene quando esco di casa, ora che chiudo il gas prima di uscire senza sbuffare sotto voce, ora che vedo il lui una grossa parte di me senza ribellarmi alla natura del dna…

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Un po’ di sano autocompiacimento…

Molte persone a me vicine, sanno quanto ami e contemporaneamente odi il mio lavoro.
Non ricevere un compenso quando dai la tua anima in qualcosa, costa. Non solo al portafogli, ma anche alla “spinta motivazionale” che dovrebbe essere alla base di ogni lavoro.

Così…sono felice di comunicare al mondo che ho ricevuto il mio stipendio per questo mese.

Eccolo qui di seguito…

Date: Thu, 8 Dec 2007 03:18:38 -0800
From: *******@yahoo.com
Subject: s***** f******
To: me
Salve Patricia,
interessante e dinamica la lezione di ieri sul Rapporto Unicef.
Sono andata sul sito e ho notato con mia gioia che il rapporto è tutto in italiano e diviso per capitoli. Mi era sembrato di capire che fosse in inglese… ma meglio così!!
E’ interessantissimo anche se ti fa nascere una rabbia incredibile, sul perchè le cose vadano così, nonostante l’evidenza dei fatti!!!
Lo stesso effetto me lo sta procurando il libro di B*****!!!
Sono contenta, nonostante tutto, di fare quest’esame – di rado sono così attuali e interessanti!
Spero di esserci alle prox lezioni, sperando che la mia creatività nell’inventare scuse a lavoro non si esaurisca prima!!!  😉
S***** F******
Gentile dott.ssa,
……
Colgo l’occasione per augurarle buon lavoro e farle i complimenti per come svolge le sue lezioni!!mi dispiace che ne abbia tenuta solo una in questa seconda parte del semestre..sarei venuta molto più volentieri a lezione se ci fosse stata sempre la sua presenza!le assicuro che non è una “leccata” (come forse potrebbe pensare) permettendomi,con il massimo rispetto, sia di usare questo termine sia di scriverle queste ultime righe sovrastanti che non ho e non avrei mai detto ad altri professori della nostra facoltà data la sua giovane età. A maggior ragione, sentendomi vicina a lei, sono rimasta molto colpita da come svolge la sua professione e mi auguro che possa andare avanti, per migliorare le condizioni soprattutto didattiche dell’università italiana, con la speranza che ci siano tanti altri dottori come lei.
Cordiali saluti
V****** S******     

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traccia su rete=web log=blog

Sono stata fuori per lavoro per qualche giorno. Tra corsi, convegni, impegni…e ieri ero di nuovo a Roma. Ho rivisto gli studenti del laboratorio dello scorso anno. Ero così contenta ieri…era la prima lezione del nuovo corso, così ho accolto i nuovi studenti. Ho voluto ci fossero entrambe le classi per una specie di passaggio del testimone…deve aver funzionato…hanno fatto gruppo dopo cinque minuti…e io li guardavo come una mamma chioccia che vede i suoi pulcini giocare al parco con gli altri…

Mi è dispiaciuto parecchio essere lontana…uff…la settimana prossima ricapiterà…e non sono felice all’idea di correre di nuovo come una gazzella inseguita da un leone…Comunque…siccome mantengo le promesse, raccolgo l’invito della mia blogamicacompaesana, che con piacere non mi risparmia mai e rifletto sul mio “esercizio” quotidiano (così lo chiamai la prima volta che scrissi qualcosa)…

Premetto che io sono felicissima di avere questo spazio, di scrivere, di leggere e di tutto ciò che ne deriva. Mi diverto. E ogni tanto mi ci appoggio a questo blog. Non la vedo solo come una forma di esibizionismo. Per ora non credo che smetterò di scriverlo. E quando sono lontana per qualche motivo mi manca(te) un po’. E quando mi viene in mente una cosa da scrivere odio non poterlo fare in tempo reale. Tanto che ho risolto facendomi accompagnare da lui.    

Quindi iniziamo con il meme…. 

Cosa ti ha spinto a creare un blog?
Uhm…la curiosità verso tutto ciò che è nuovo sicuramente, ma il grosso del lavoro l’ha fatto un “chi”: una persona che mi ha lasciato di buono questo blog, un bel libro, qualche foto e un paio di persone alle quali mi sono affezionata da morire.

Il tuo primo post?
Argh…ancora non ho cancellato quello generato automaticamente da wordpress!!!!Comunque era il 7 giugno del 2006 e pubblicai la risposta di Lars Von Trier al premio “cinema per la pace”. Il primo post personale è qui.

Quello di cui ti vergogni di più?
In realtà ho scritto sempre con cognizione di causa e di conseguenza…non mi vergogno di nessun post…ma mi sento cretina ad aver scritto questo, perchè sapevo da quel lontano giugno che sarebbe arrivato un momento in cui avrei scritto quelle cose.

Quello di cui vai più fiera?
Questo.
Ne vado fiera perchè sono riuscita a riconoscere con me stessa il fallimento delgi intenti e il trionfo della confusione. Ma poi alla fine mi ha portato dove sono…quindi va bene così.

 

La palla come al solito la passo a Gioietta, a Benessere, ad Alberto-one, e l’avrei passata a Joe, ma ha suicidato il suo coffe&cigarettes e ora non so dove andare a ritrovare la magnifica carrellata di giochini divertenti….arrivederci clochard…

Ovvio che anche chi vuole può raccogliere la palla!

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…de duobus cordibus et una casa*…

Di tante preoccupazioni, a volte, cosa resta? Un sorriso ripensando all’ansia per l’ipotetica reazione all’evento enunciato…
Ecco cosa resta. E infatti ieri mi sento rimproverata dalla mia signora madre per eventuali vizi che il mio concubino mi concederebbe: “Mi risulta che ieri sera ti sei stravaccata sul divano dal pomeriggio fino alla seduta a tavola!”. La guardo con un solo occhio, stupito, e con l’altro mando a quel paese il traditore. Evvabbene che mi aveva detto che me l’avrebbe fatta pagare la mia pigrizia della sera prima, ma, infame, lo sai che la signoramadrevecchiostampodonnaacasa non mi permette di godere delle tue arti culinarie&aspirapolveranti! Succederebbe il finimondo se sapesse che a te spetta il tanto amato folletto e a me il lavaggio del pavimento! Che io lavo i piatti e tu li asciughi! Che io mangio e tu cucini! E no!

Tant’è. Ramanzina a 360° sui doveri simil-coniugali. E a nulla sono serviti i miei discorsi sulla bellezza della collaborazione, sull’intimità dell’aiuto che fa da collante nelle coppie…naaaaaaaaaaaaaaa…è giusto che l’omo non metta in disordine ma “Tu, regina della casa, sei una schiava, zitta e lava!”.

Non mi dilungherò sulle ritorsioni una volta giunti nell’alcova.

Comunque, lavoro permettendo questo fine settimana si fa un salto dall’altra signora madre e famiglia, che ci mancano un bel po’. E speriamo di godere di un bel sole che c’ho un freddo che “sbulletto” (il bello di avere uno straniero accanto!).

 

*Sarà che ho deciso di dare ripetizioni di latino
(e italiano e inglese e matematica e alla fine anche tutte le materie...)
ma ultimamente mi capita spesso di parlare come un Macchecicero
(un Cicerone Maccheronico). 

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It could depend on your take

Il passato fine settimana è stato intenso tanto che stamattina la sveglia suonava e io avrei voluto che fosse solo un sogno ma tanto sapevo che non era e sono corsa in cucina a fare un caffè da portare sul comodino e uno per me che avevo voglia dei biscotti al cioccolato che abbiamo comprato sabato. Ho gli occhi rossi di chi ha dormito poche ore o di chi ha pianto abbastanza da avere dolore alle guance e ho freddo anche se il sole scalda e impigrisce. Venerdì grande serata per il compleanno di Gioia che sorrideva come sempre con tutte noi vecchie glorie anche se Laura aveva capito vecchie troie e ci siamo fatte una risata che non ci offendiamo mica e poi abbiamo brindato mangiato e brindato e mangiato e litigato ma senza crederci più di tanto perchè alla fine non me ne frega niente. Abbiamo cenato da Silvia in pochi e tutti ancora sfatti per il cambio dell’ora e per il compleanno di Gioia e i piatti erano meravigliosi e colorati che volevo rubarli e i peperoncini rossi al posto dei fiori mi piacciono come il film che abbiamo visto davanti al camino mangiando caldarroste. Ho ricordato una nonna che manca da un anno con la quale sono cresciuta e che mi manca con i suoi modi di fare burberi e maschili e che mi raccontava di guerre lontane di come fare il pane e di come cucire uno strappo e non buttare mai via niente che quando meno te lo aspetti ti torna utile mi diceva di non lamentarmi mai che se ti giri la metà del mondo almeno sta peggio di te e che il nostro nome uguale lo avrei potuto portare solo io tra tutte le sue nipoti e non perchè ero speciale ma perchè ero sensibile all’ascolto della vita dura che aveva fatto lei e a lei ballava la pancia se le dicevo che era troppo vecchia per portare il reggicalze ma che quando se n’è andata ho badato che lo avesse su e nuovo perfetto perchè ci teneva sempre e chissà che faccia ha fatto il nonno quando se l’è vista arrivare con il tailleur nuovo il top di seta bianco le scarpe con un po’ più di tacco del normale e quel reggicalze che alla fine ci siamo ricordate io e mamma di aver dimenticato di metterle le mutande. Ho dormito sul divano alle sette di sera che poi a mezzanotte non avevo voglia di andare a dormire neppure dopo aver cucinato la carne alla pizzaiola che lui non aveva ancora assaggiato e nemmeno dopo aver visto la tivvù che di solito mi abbiocco e non so mai come finiscono i film che guardo e lui per dispetto non me lo dice così non ti addormenti la prossima volta che sei una frana amore mio e mi lasci solo sul divano mi dice.

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…di thè alla vaniglia.

Non so come intitolare quello che sto per scrivere. Lo deciderò solo dopo aver messo il punto alla fine. Credo.
Sto bene. Lavoro, produco, e per questa società sono un affare perchè nonostante non possa permettermelo, continuo a consumare. Per me non è un bel periodo. Ho almeno 5 o 6 gravi problemi che non ho creato io (qualcuno mi ha ricordato che anche questo vuol dire “adultità”) , e che però mi trovo a dover risolvere senza che veda la benchè minima apparente soluzione. Mi creano ansia. Tanta.

Il freddo è arrivato portentosamente e a casa mia si battono i denti, vista la mancanza (ancora?!?!?!?!?!) di gas e quindi di acqua calda e quindi di riscaldamento…tanto che mi è venuta voglia di stirare per riscaldare l’ambiente…a breve dovremmo provvedere con una stufetta…altrimenti illudo il povero ragazzo che ho accanto di essere una casaligadisperataperfetta…ma anche no!

Intanto proseguono gli acquisti casalinghifesciondesain che tanto ci piacciono…e le nostre espressioni di vittoria quando troviamo un affarone sono inenarrabili…soprattutto per gli sguardi circospetti con i quali difendiamo fino alla cassa l’ultima confezione di 12 bicchieri griffati a quattroeuroecinquanta che secondo noi hanno sbagliato a prezzare…

Dovrò aggiornare la wisheslist per eventuali donazioni e dare un taglio pratico e non cazzaro al tutto…perchè in questo momento tra lo spazzolone del bagno figo e l’orologio da cucina in alluminio con posate al posto delle lancette, la priorità la darei al portatovaglioli…anche del mercatino dell’antiquariato, che va bene uguale!!!!! 

Questa notte abbiamo dormito male. Non so perchè ma di tre metri di letto mi ritrovavo sempre sull’orlo del precipizio di legno che circonda il materasso…e lui che verso le quattro, mi sveglia, e mi fa “Ma di Garlasco non si è saputo più niente?”…seppermetti vado a dormire sul divano, tanto per essere sicura di svegliarmi domattina!

Stamattina, usciamo di casa per andare a lavoro. Saliamo in macchina. Appena usciti dal cancello chiedo “Hai preso le sigarette?” lui “no…stamattina ho fatto tutto io: il caffè l’ho fatto io, mi sono vestito io, ho lavato i denti io, ho chiamato l’ascensore io, guido io…e mi chiedi se ho preso le sigarette???”…….eh si…….questo è il bello della convivenza. Che inizio a ridere come una cretina dei suoi scherzi fin dalle 7 del mattino…(che se scopro che non era uno scherzo ç4##1 suoi!!!).

Torno a lavoro. Che manca un’oretta e c’ho voglia di thè alla vaniglia.

 

 

 

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Ci rileggiamo…

mercoledì.
Me ne vò a riprendermi quello che è mio.
Finalmente.
Eppoi…”que serà serà”…

Passerò il fine settimana a casa, tra cerette&co per rendermi presentabile e accettabile agli occhi di chi mi vedrebbe divina anche con uno strato di pelo non umano su tutto il corpo, orecchie comprese (non che mi lasci andare in sua assenza, ma si sà…noi femmine ci teniamo così tanto alle ripulite cicliche…) .
E’ l’amore che rende ciechi…oppure ci fa vedere “l’invisibile agli occhi“…e quindi, ci fa vedere meglio?

Intanto si avvicinano una marea di compleanni.
Da qui a fine ottobre ci sono 8 persone di cuore che compiono gli anni.
Qualcuno disponibile per un finanziamento a tasso zero????

Questa settimana ho lavorato come una matta e ho ripreso a pieno ritmo tutti e tre i lavori.
Chiedo venia per non aver postato back@work/part2&3
(dando per scontato che a qualcuno potesse fregare qualcosa!)
…ma era davvero impossibile riuscire a fare anche quello.
Medito continuamente sulla possibilità di lasciarne definitivamente uno.
Una volta per tutte.

Bene.
Allora auguro un rilassante e tranquillo week end a tutti, gente.

E come dice il più grande dei sorcini…

NON DIMENTICATEMIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII…

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Io vorrei/non vorrei

Non so neppure se sia il caso di scrivere determinate cose visto che non ho mai reso anonima la mia identità, i miei lavori, la mia famiglia e i miei amori. 
Insomma, sono rintracciabilissima da chi mi conosce, e conoscibilissima da chi in qualche modo mi rintraccia.
E allora ho pensato che forse non dovrei pubblicare e scrivere determinate cose che coinvolgono altre persone che fanno parte della mia vita…soprattutto a livello lavorativo…ma…
Ma non posso stare zitta.
Non posso tacere.
Non sopporto le contraddizioni.
Quello che ho imparato e continuo ad imparare sul campo, grazie alle persone che chiamo “capi”, non ha prezzo, certo.
Mi servono oggi, e mi serviranno domani per i progetti che ho in mente e anche un po’ in tasca.
Sto costruendo il mio futuro.
E sono pienamente consapevole che la gavetta è dura per tutti, nessuno escluso.
Ma io, che ci sto dentro, ci leggo una contraddizione… 
Non posso lavorare, studiare e fare ricerche, cercare soluzioni per contrastare il lavoro nero quando IO sono un lavoratore in nero.
Ecco, l’ho detto.

Riflessione nata, anche, grazie a questo.

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Sembra che non manchi nulla…

Le idee e la voglia di fare…ce l’ho.
Approvazione e bollino di “alta qualità” sul progetto…ce l’ho.
Incentivi emotivi (anche se non economici)…ce l’ho.
Ottimismo delle persone coinvolte…ce l’ho.
Odore della svolta positiva…ce l’ho.
Gli invidiosi…ce l’ho.
Mamme e papà preoccupati…ce l’ho.
Sogni astratti ben nascosti dietro azioni concrete…ce l’ho.
Voglia di misurarmi con i “grandi”…ce l’ho.
Bisogno di lavorare per qualcosa di “mio”…ce l’ho.
Maldipancia da ansia…ce l’ho.
Paura per i cambiamenti e le novità…ce ‘ho.

No.
Non manca proprio nulla.
Ci tocca mettere mano alla praticità, adesso.

……………………………………pauuuuuuuuuuuuuuuuuuura……………………………………………

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