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Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo.

τήξη

La pasta è in pentola. Il tortino in forno, gli spinaci in padella. Il tavolo è pronto. Stanchi, ci aggiriamo in casa come se avessimo ancora troppe cose da fare, ma no…è un momento di quelli in cui non ha nulla da fare, in cui sei sospeso tra una cosa fatta e quello che ti aspetta. Mi appoggio al piano di legno, in cucina. Si avvicina. Un buffetto sul naso, che potrebbe sembrare distratto. Un abbraccio che mi lascia senza fiato. Mi gira un po’ la testa. E mi chiede 
“Capita anche a te?”
“Cosa?”
“Di sentire la voglia di fonderti con me…”
“Di sciogliermi e mescolarmi, di essere un tutt’uno, di non avere più i limiti del corpo, in un abbraccio totale…?”
“Si…capita anche a te…”

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Want U back?

Da sempre temo i rientri. Soprattutto dopo una lontananza prolungata. Ci metto sempre troppo tempo a ripristinare il ciclo naturale delle cose della mia vita: dormire, mangiare, lavorare, uscire, lavare etc. Quando mi allontano, riesco a scombussolare tutto: non lavoro e regalo alle lista delle cose da fare, un ordine inverso, indirettamente proporzionale all’orario e direttamente proporzionale alla voglia. E’ il mio modo di staccare. Ci metto un secondo a disfarmi di abitudini e tabelle di marcia…e una settimana a ricomporre il puzzle del tran tran.

Manco esattamente da Natale. Mi sembra una vita fà. Ho messo su un chiletto in queste feste, ma solo perchè ero reduce da una terribile influenza e altre avversità varie…altrimenti sarebbero stati almeno 5 con buona pace della signora madre.

Per il Capodanno erano diverse le previsioni e le possibilità, alla fine l’imprevisto l’ha fatta da padrone: la mia dolce metà, carinamente ha provveduto a regalarmi una mise chic ma easy, con corredo di scarpette lucide e calzettine parigine…bene! Ho pensato…serata mondana…si…tra il salotto e il letto vista la sua febbrona da cavallo…intorno alla mezzanotte parlava con un cagnolino che secondo lui camminava sul soffitto…e mi chiedeva come mai le infermiere si vestono così eleganti…evvabbè…

Si parla di futuro, di progetti, perché è l’hobby di fineanno e di inizioanno. Io penso che quest’anno vorrei vedere almeno un posto che non ho mai visto, mangiare qualcosa che non ho mai mangiato e magari anche attaccarmi al piede una grossa palla di piombo che mi tiene con i piedi per terra e lo sguardo a portata di realtà…visto che viaggiando con la mente, riesco a farmi male anche trovandomi in una stanza ovattata e a prova di bambino: da queste feste ho rimediato un taglio profondo a causa di un pentolino da latte, un livido che contempla tutte le sfumature del viola e del blu cadendo su un panchettino di legno che è sempre stato nello stesso posto, e contusioni e botte e graffi e varie ed eventuali disgrazie che capitano ad una sbadata come me.

Ieri ho sfatto l’albero di Natale e provato casa mia di ogni addobbo rosso e dorato: per me le feste si sono concluse ieri sera, quando abbiamo chiuso l’ultimo cartone e portato in soffitta l’ultimo lustrino…arrivederci all’anno prossimo e speriamo che sia meglio di quest’anno passato.

Pensavo al mio 2007.

Avete presente le montagne russe? Bhè…moltiplicando curve, salite, discese…più o meno rende l’idea di quello che ha significato questo anno per me.
Gennaio: pensavo solo al lavoro per colmare ombre e paure della mia vita. Un momento in cui non so cosa avrei fatto se non avessi avuto le mie fantastiche “spalle” (e loro sanno che sono loro).
Febbraio: metto al muro un problema e me ne trovo uno nuovo che sbuca di lato.
Marzo: ho continuato a combattere per cercare di capirci qualcosa in più. Ogni cosa e ogni persona mi confondevano.
Aprile: Periodo più difficile dell’anno. Probabilmente tutto quello che è venuto dopo, l’ho deciso qui.
Maggio: tutto si spiega in poche parole. Difficile ma reale. E ho ripreso a vivere.
Giugno: l’estate. Non avrei mai permesso alla vita di non farmela godere. E per fortuna è andato tutto liscio.
Luglio: momento strano. La mia faccia sgomenta davanti alla consapevolezza che le cose possono cambiare è la cosa che ricordo meglio.
Agosto: in vacanza. E mi rendo conto che forse forse ho fatto bene a tener duro fino a qui.
Settembre: ecco. Ho iniziato a raccogliere i frutti solo in questo periodo. Altro che autunno!!!
Ottobre: è l’inizio dell’idillio. La mia vita ha iniziato a regalarmi quella traquillità che mancava da troppo.
Novembre: progetti, sogni, nottate a parlare, poco sonno e tanta, tanta voglia di fermare il tempo.
Dicembre: mi guardo indietro, mi guardo intorno. Poi mi guardo allo specchio…e mi faccio un occhiolino.

E ben…ora vediamo quello che ci aspetterà in questo nuovo anno…io sono qui. Mica scappo!

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…looking in his eyes…

Ci somigliamo in molte cose.La curiosità, il senso del dovere, la necessità di badare sempre e costantemente alle persone
che abbiamo accanto, l’amore per le sfide, la voglia di mettersi in gioco professionalmente.
L’ho sempre visto come un mito: colui che riesce a fare tutto, a meravigliarmi, ad esserci sempre e comunque.
Ho iniziato a pensare a lui come una “persona” solo a quando lavoriamo fianco a fianco, gomito a gomito. Da quando, per la prima volta, mi ha chiesto non per curiosità ma per reale bisogno, “tu cosa ne pensi”. Adesso abbiamo un rapporto diverso. Da adulti. Non sono più la sua piccolina.
Sono la donna alla quale sta tentando di affidare quello che lui dopo sacrifici immensi è riuscito a costruire.
Ha i suo scheletri nell’armadio: venirne a conoscenza mi ha procurato un senso di panico e responsabilità.
Ha paura del futuro: saperlo mi ha proiettata in un mondo diverso.
Ha fiducia in me: esserne cosciente mi da forza e mi fa misurare ogni decisione.
Ha tanti pesi sulle spalle e poca leggerezza nel cuore: lo vedo invecchiato e tanto, tanto stanco.

Mio padre è giovane: con i suoi cinquantaquattro anni, appare svelto, atletico.
Mi rende orgogliosa sapere, ora, tutto quello che c’è alle spalle della vita che abbiamo condotto finora. Quando a tre anni dicevo, piangendo che volevo “andale a lavolale con papà” (ebbene si, non riuscivo a pronunciare la erre), non capivo.
Era solo amore incondizionato il mio.
Ora è amore consapevole.
Ammirazione ragionata.
E ho da imparare più ora che da qualsiasi tentativo di farmi andare in bici senza rotelle.
Ora che mi copro bene quando esco di casa, ora che chiudo il gas prima di uscire senza sbuffare sotto voce, ora che vedo il lui una grossa parte di me senza ribellarmi alla natura del dna…

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…de duobus cordibus et una casa*…

Di tante preoccupazioni, a volte, cosa resta? Un sorriso ripensando all’ansia per l’ipotetica reazione all’evento enunciato…
Ecco cosa resta. E infatti ieri mi sento rimproverata dalla mia signora madre per eventuali vizi che il mio concubino mi concederebbe: “Mi risulta che ieri sera ti sei stravaccata sul divano dal pomeriggio fino alla seduta a tavola!”. La guardo con un solo occhio, stupito, e con l’altro mando a quel paese il traditore. Evvabbene che mi aveva detto che me l’avrebbe fatta pagare la mia pigrizia della sera prima, ma, infame, lo sai che la signoramadrevecchiostampodonnaacasa non mi permette di godere delle tue arti culinarie&aspirapolveranti! Succederebbe il finimondo se sapesse che a te spetta il tanto amato folletto e a me il lavaggio del pavimento! Che io lavo i piatti e tu li asciughi! Che io mangio e tu cucini! E no!

Tant’è. Ramanzina a 360° sui doveri simil-coniugali. E a nulla sono serviti i miei discorsi sulla bellezza della collaborazione, sull’intimità dell’aiuto che fa da collante nelle coppie…naaaaaaaaaaaaaaa…è giusto che l’omo non metta in disordine ma “Tu, regina della casa, sei una schiava, zitta e lava!”.

Non mi dilungherò sulle ritorsioni una volta giunti nell’alcova.

Comunque, lavoro permettendo questo fine settimana si fa un salto dall’altra signora madre e famiglia, che ci mancano un bel po’. E speriamo di godere di un bel sole che c’ho un freddo che “sbulletto” (il bello di avere uno straniero accanto!).

 

*Sarà che ho deciso di dare ripetizioni di latino
(e italiano e inglese e matematica e alla fine anche tutte le materie...)
ma ultimamente mi capita spesso di parlare come un Macchecicero
(un Cicerone Maccheronico). 

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Ti svelo un Segreto…

Ti svelo un Segreto, originally uploaded by FotoRita [Allstar maniac].

…so che non hai dormito questa notte.
Eri impegnato a cullarmi.
Eri impegnato a prenderti cura di me.
Ti sei accorto che non sarebbe stata una notte facile, per me.
Hai vegliato il mio sonno.
Ho sentito il tuo respiro sveglio, accostato al mio orecchio.
Attento ad ogni mio minimo sussulto.
Affinchè muovendomi non mi scoprissi dalla coperta leggera, che a malapena ci copre le gambe.
Non hai dormito tu, per dare tranquillità a me.
Mi sono svegliata con i capelli perfettamente pettinati dalle tue mani.
Abbiamo un segreto io e te.
Ci bastiamo.

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First of the month

In realtà me ne sono accorta solo questa mattina che è finito settembre e che l’inverno si avvicina. Non posso più dormire con due gocce di profumo…la mattina starnutisco in sequenze ripetute…e no…ci vuole il pigiamone…o quantomeno la copertona con le piume…
Eppoi a casa…ora funziona il lavello, la cappa, la lavatrice (l’uomo me lo sono scelto tuttofare, of course!) e abbiamo comprato anche gli stendini per il bucato…ma di gas, acqua calda e riscaldamento neppure l’ombra…così per fare una doccia calda riscaldiamo un pentolone nel forno, misceliamo l’acqua in un bombolone di plastica, e a cascata nella vasca, prima io, poi lui…”Questo periodo ce lo ricorderemo per tutta la vita!”…dice lui…si, dico io…”Per la bronchite, però!!!!”…
Il cibo…altro cruccio…mi ritrovo una signora cucina…a sei fornelli e pure il super-rapido…ma non avendo il gas…si mangia tutto freddo oppure cotto in forno…il che rende leggera ogni cosa…quindi, si mantiene la linea…(eccezion fatta per le padellate di roBBBa che la mia mamma invia in nostra direzione…ahhhhhh…..la mamma….)
Il lavoro procede…devo preparare le lezioni che mi aspettano…studiare i nuovi libri per i corsi che partiranno e aspettare tante di quelle risposte per i progetti presentati che oramai ho perso il conto.
Che dire di più?
Che canto. 
Che rido. 
Che corro intorno al divano per scappare dal solletico.
Che sto bene.

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Autumn in Ciociary

E’ arrivato anche qui. Colorato e freddo, ovvio. Il passaggio non è stato indolore per me, che, ancora vogliosa di strati leggeri sulla pelle, ho sottovalutato il vento fresco…e così…un raffreddore e un maldigola niente male…
Berò, gome avrede gabido…sono di buonumore e non mi lamendo di niende…!
Naso chiuso e cuore aperto.
E lì…non rischio di prendere freddo…

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ihu ihu!!!!!!!!!!!!!

Ci sono.

Solo che sono troppo impegnata ad essere felice per scrivere.

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“Perchè no…

…in un grande magazzino una volta al mese…spingere il carrello pieno sottobraccio a te…”

E’ esattamente così che comincerà il mio weekend…senza gas e senza acqua calda…ma…”che ce frega, ma che ce ‘mporta”

GioiaLauraBionda&Co chiamati all’appello per una cena a casa mia…stasera o forse, meglio, domani…

Che stare con le persone che amo sarà il MustToDo di questa tre giorni ciociara…

Che poi qui fanno anche delle serate carine…

Che poi magari anche Graziella ci offre valide alternative…

Che poi comunque dovrò tele-lavorare da casa…

Che poi chissehefrega…basta che sto bene!!!!!!

Bezos…

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Stupidità

Oggi proprio non va.
E’ una giornata di quelle nere. Che sorgono in conseguenza di una notte passata a rimuginare su parole, opere e omissioni.
Una giornata di quelle che se potessi le resetterei senza passare dallo spegnimento regolare e consigliato dal sistema.
Ma è giusto chiedere, manifestare un bisogno, cercando di mettere al primo posto il tuo egoismo e al secondo posto l’egoismo degli altri?
Sempre di egoismo si parla.
Ma ce n’è uno che può prevalere, a volte?
Se io dico di aver bisogno di qualcosa di estremamente stupido, superficiale e per questo egoistico, sapendo che la persona che ho di fronte probabilmente non avrebbe potuto aiutarmi in quel momento, per il suo di egoismo…allora chi è che deve averla vinta, in modo egoistico?
Non basta dire sono cazzate.
A volte le cazzate danno supporto nel passaggio dalla teoria alla pratica. Danno il tocco concreto alle parole astratte.
E quindi?
Come la mettiamo?
Non è orgoglio.
Sono aspettative (stupide) di una persona, da una parte.
Sono aspettative (stupide) di mancanza di aspettative (stupide), dall’altra.
E tra i due stupidi, quello che deve chiedere scusa, dovrebbe essere lo supido al quadrato.
Ecco. 

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…arieccola!

Sono tornata…io non ho parole per descrivere il ben-essere provato in questi giorni…no…non credo di poterlo fare.
Comunque…non chiedetemi com’è l’Elba perchè…

non l’ho vistaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!

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…matrimonio in famiglia…

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E si sa che quando capitano queste mega rimpatriate familiari tutto può succedere…C’erano persone che non vedevo da circa dodici anni e che ovviamente non mi hanno riconosciuta, uno zio che ha pure provato a fare lo splendido, e che ho stroncato chiamando proprio “zio”, c’è stato il lancio della giarrettiera al quale mio fratello si è sottoposto con un sorriso eBBBete e c’è stato il lancio del bouquet, al quale non mi sono sottoposta neppure sotto minacce…sebbene tutti mi ricordassero che sono abbondantemente in età da marito, sebbene tutti mi chiedessero dove fosse il mio cavaliere, sebbene il “toto-prossimo-matrimonio”, partito dopo la prima mezzora della cena, mi vede in testa contro ogni personale aspettativa e volontà…..

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4 luglio 2007

Esattamente sette anni fa ero in uno stato fisico e mentale a dir poco esaltante: di mattina avevo fatto gli orali degli esami di maturità, andati bene, giornata al mare con le amiche di sempre, nulla da perdere e tanto, tutto da aspettarmi dalla vita. Dopo pochi mesi, c’è stato il trasferimento a Roma, nuova vita, nuova gente, qualche altra amicizia, poche davvero importanti, un nuovo amore, e probabilmente una nuova persona, me, con cui fare i conti un po’ alla volta.

Gli anni romani sono stati indimenticabili. Il senso di libertà, le espressioni di spaesamento davanti alla strada che avevo scelto di percorrere, i primi lavori per non chiedere i soldi a casa, le “veglie” con AlessiaSara&Antonella, la “clinica della sforsizia”, le passeggiate a San Lorenzo, le feste in casa di tutti e quasi tutte le sere, la prima sbronza, il brindisi alla “famiglia perfetta”, quell’anno senza acqua calda e l’anno dopo senza riscaldamento, le domeniche a villa Borghese, i concerti gratis, i viaggi interminabili in metropolitana, e poi piano piano un lavoretto serio, la fine degli esami, la laurea, il lavoro vero e proprio e…

…e ho lasciato Roma. Praticamente l’ho vissuta solo da spensierata studentessa universitaria, con tanti sogni nella testa e voglia di camminare nelle gambe. Per questo, ora che ci torno almeno tre volte a settimana per lavorare, e sento l’odore dell’asfalto e dello smog, sorrido complice con quel vaso di emozioni che è per me quella città. Ci cammino senza peso e prendo il bello e il brutto come in un all-inclusive di pregi e difetti di una persona di cui sei innamorata.

Oggi, stesso giorno di sette anni dopo, sono ancora innamorata di lei. Come quando ho dormito per la prima volta in una stanza in affitto. Come quando ho aperto la finestra e ho visto la tangenziale. Esattamente come quella domenica pomeriggio in cui ho salutato, da quella stessa finestra del quarto piano di un palazzo di via Lorenzo il Magnifico, mia madre che non mi guardava, per nascondere le lacrime per una figlia che era cresciuta.            

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Sparizioni…

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Venerdì scorso, per esempio, ero a cena su questa terrazza…bevevo prosecco fresco, ridevo, gustavo gamberoni alla griglia…profumati e golosi, sapevano di mare.
E io “sapevo di sogno”.
Ho passato una settimana densa e fluida allo stesso tempo.
Non l’avevo affatto programmata.
E’ arrivata e io l’ho presa al volo.

 

 

Però, giuro, vi ho pensato!

😉

 

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Strange days…

…è che non so davvero come definirli in un altro modo…questi giorni in cui tutto cambia…
Anche il tempo…
Cambia la consapevolezza, cambia la candela in gioco, cambiano gli umori…
Cambia la fortezza del mio debole…
E tutto repentinamente…
Io non so ancora se leggermi, in questa storia, come artefice o vittima del cambiamento…
Se subisco le conseguenze o se ingrano i meccanismi delle cause…
So solo che mi sembra giusto aspettare di fare il punto della situazione…
Di prendere atto, al momento di tirare le somme, del dare e dell’avere…
E questa volta non mi viene naturale canticchiare una canzone come al solito…

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