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Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo.

…va bene lo stesso?

…fare gli auguri di Natale il giorno di Santo Stefano?
E’ che questo Natale…bho…mica mi è sembrato tanto Natale…
Tanti auguri a che si chiama Stefano…

E arrivederci a dopo capodanno, gente!

Archiviato in:capodanno, ciociaria, come si chiama?, delusione, reflection

…looking in his eyes…

Ci somigliamo in molte cose.La curiosità, il senso del dovere, la necessità di badare sempre e costantemente alle persone
che abbiamo accanto, l’amore per le sfide, la voglia di mettersi in gioco professionalmente.
L’ho sempre visto come un mito: colui che riesce a fare tutto, a meravigliarmi, ad esserci sempre e comunque.
Ho iniziato a pensare a lui come una “persona” solo a quando lavoriamo fianco a fianco, gomito a gomito. Da quando, per la prima volta, mi ha chiesto non per curiosità ma per reale bisogno, “tu cosa ne pensi”. Adesso abbiamo un rapporto diverso. Da adulti. Non sono più la sua piccolina.
Sono la donna alla quale sta tentando di affidare quello che lui dopo sacrifici immensi è riuscito a costruire.
Ha i suo scheletri nell’armadio: venirne a conoscenza mi ha procurato un senso di panico e responsabilità.
Ha paura del futuro: saperlo mi ha proiettata in un mondo diverso.
Ha fiducia in me: esserne cosciente mi da forza e mi fa misurare ogni decisione.
Ha tanti pesi sulle spalle e poca leggerezza nel cuore: lo vedo invecchiato e tanto, tanto stanco.

Mio padre è giovane: con i suoi cinquantaquattro anni, appare svelto, atletico.
Mi rende orgogliosa sapere, ora, tutto quello che c’è alle spalle della vita che abbiamo condotto finora. Quando a tre anni dicevo, piangendo che volevo “andale a lavolale con papà” (ebbene si, non riuscivo a pronunciare la erre), non capivo.
Era solo amore incondizionato il mio.
Ora è amore consapevole.
Ammirazione ragionata.
E ho da imparare più ora che da qualsiasi tentativo di farmi andare in bici senza rotelle.
Ora che mi copro bene quando esco di casa, ora che chiudo il gas prima di uscire senza sbuffare sotto voce, ora che vedo il lui una grossa parte di me senza ribellarmi alla natura del dna…

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Un po’ di sano autocompiacimento…

Molte persone a me vicine, sanno quanto ami e contemporaneamente odi il mio lavoro.
Non ricevere un compenso quando dai la tua anima in qualcosa, costa. Non solo al portafogli, ma anche alla “spinta motivazionale” che dovrebbe essere alla base di ogni lavoro.

Così…sono felice di comunicare al mondo che ho ricevuto il mio stipendio per questo mese.

Eccolo qui di seguito…

Date: Thu, 8 Dec 2007 03:18:38 -0800
From: *******@yahoo.com
Subject: s***** f******
To: me
Salve Patricia,
interessante e dinamica la lezione di ieri sul Rapporto Unicef.
Sono andata sul sito e ho notato con mia gioia che il rapporto è tutto in italiano e diviso per capitoli. Mi era sembrato di capire che fosse in inglese… ma meglio così!!
E’ interessantissimo anche se ti fa nascere una rabbia incredibile, sul perchè le cose vadano così, nonostante l’evidenza dei fatti!!!
Lo stesso effetto me lo sta procurando il libro di B*****!!!
Sono contenta, nonostante tutto, di fare quest’esame – di rado sono così attuali e interessanti!
Spero di esserci alle prox lezioni, sperando che la mia creatività nell’inventare scuse a lavoro non si esaurisca prima!!!  😉
S***** F******
Gentile dott.ssa,
……
Colgo l’occasione per augurarle buon lavoro e farle i complimenti per come svolge le sue lezioni!!mi dispiace che ne abbia tenuta solo una in questa seconda parte del semestre..sarei venuta molto più volentieri a lezione se ci fosse stata sempre la sua presenza!le assicuro che non è una “leccata” (come forse potrebbe pensare) permettendomi,con il massimo rispetto, sia di usare questo termine sia di scriverle queste ultime righe sovrastanti che non ho e non avrei mai detto ad altri professori della nostra facoltà data la sua giovane età. A maggior ragione, sentendomi vicina a lei, sono rimasta molto colpita da come svolge la sua professione e mi auguro che possa andare avanti, per migliorare le condizioni soprattutto didattiche dell’università italiana, con la speranza che ci siano tanti altri dottori come lei.
Cordiali saluti
V****** S******     

Archiviato in:bilanci, cose da pazza, felicità, reflection, studio e lavoro

Di gas e altre magie…

Io non so cosa sia quel calore che fuoriesce dai pezzi di metallo che penzolano dai muri di casa mia.
Io non so come mai l’acqua dei rubinetti non mi blocchi più la circolazione e faccia fumo caldo.
Io non so come mai se spingo e giro un piccolo pomello del piano cottura, dai buchini esce una specie di fiammella blu.

So solo che sono venuti dei maghi questa mattina e dopo qualche colpo di bacchetta magica….

….mi hanno trasportata nel XX secolo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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310

Ieri. Scendo dal treno. Affannata (solito ritardo di 20 minuti). Corro verso il 310 che mi porta dritto in ufficio. Vedo da lontano: l’autobus è già strapieno. Tentativo di entrare nella porta dell’autista fallito tragicamente causa calcio di una filippina con carrello della spesa e carrozzina contenente pargolo ululante. Tentativo di entrata nella porta di mezzo riuscito per il rotto della cuffia. Le porte si chiudono, uno studente, evidentemente di architettura recita tutto il calendario ecclestiastico: la cartellina con i disegni si è incastrata nelle porte. Viaggiamo con mezza cartellina dentro e mezza fuori. Temperatura interna sopra la media stagionale estiva. Aliti, ascelle, piedi e umori di qualsiasi età e provenienza si mescolano. Infilo il naso nella sciarpa per provare sollievo nello spruzzo di profumo che per fortuna non ho dimenticato di mettere, prima di abbandonare casa. Una signora, dopo la prima fermata, mi intima, nel vero senso della parola, di spostarmi da dove mi trovo, ti consiglio di buttarti sopra di me, basta che ti togli da lì. E mi indica un signore di mezza età di spalle. Ascolto il consiglio. Mi sposto. Praticamente la abbraccio. Mi volto per capire il motivo della sua premura. Il signore di prima inizia a palpeggiare una donna. Nel caos lei non se ne accorge. Lui continua. Lei scende. Sono scese un po’ di persone, l’autobus è leggermente più vivibile. Cambia donna. Stessa procedura: lei di spalle, lui dietro di lei. Inizia il suo lavoro, con un crescendo di intensità e bava alla bocca. La signora stavolta se ne accorge. Si volta rabbiosa. Lui la guarda. Sogghigna. Si apre l’mpermiabile e…si. Tutto all’aria aperta. Tutto alla luce del sole. Contemporaneamente si aprono le porte. L’autobus si svuota come per magia.

Pensavo che l’esibizionista fosse esistito solo negli anni settanta, mi dice la signora premurosa.
Evidentemente no, rispondo io. Grazie per prima.
Oh, figurati, ci mancherebbe.
Buona giornata signora.  
Anche a te, cara.

La saluto. Mi incammino verso l’ufficio.

Memorie allucinanti delle mie giornate a Roma.

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Connections

Se mi avessero detto qualche anno fa che la mia vita ora sarebbe stata così, avrei riso. Banalità. Senza ombra di dubbio. E’ quello che pensiamo tutti. Raramente possiamo raggiungere qualcosa che ci eravamo prefissati, il destino che avevamo disegnato, le persone che avevamo scelto. Eppure, non per questo è un male. Con i se e con i ma non si va molto lontano.
E neppure con un paio di stivali nuovi. Li abbiamo comprati sabato. Belli da morire, ma maledettamente nuovi..e visto che non sono famosa per un piedino da Cenerentola…credo che oggi lacrimerò sull’asfalto e i sanpietrini della capitale, sulle scale della facoltà, sulle spalle degli studenti. Ecco. Quella della studentessa è una dimensione in cui tornerei subito. Mi piace studiare, non me ne devo vergognare. Ma tanto continuo a farlo anche a due anni dalla mia “uscita” ufficiale dalla “scuola”. Mia sorella invece soffre da morire per lo sforzo che deve fare per conquistare un posto nella sua classe. Brutti voti, professori che “mihannopresodimira” e materie nuove con le quali misurarsi. O pesarsi. Dopo l’ennesimo chilo fatto fuori, testimone la bilancia, ieri mi sono beccata un cazziatone dalla mia signora madre. Inutile dire che sto bene e mi sento bene. Sabato mi porta di forza a fare le analisi. Ma io sabato c’ho ospiti! Come faccio a dire scusate ma dovete restare soli in casa perchè mia madre non può aspettare lunedì per bucarmi (che orrore) le vene? E poi sotto Natale, con la marea di regali che devo comprare. Per quelli si che dovrò svenarmi. Ma Natale altroconsumo? Che ne dite? Sarebbe più significativo e utile. Alle tasche. Lunedì al bar durante un corso ho chiesto un panino. Non ce ne sono, mi hanno risposto. E allora quello che vedo lì cos’è, ho chiesto io. Una tasca, mi hanno risposto. Ripiena. Alla faccia mia.   

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