liberaMente

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Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo.

Here I am…

E ora come la mettiamo? Ci sono. Cinque o sei ore davanti a ‘sto pc senza che neppure una briciola riesca a venir fuori. Eppure ne avrei di cose da scrivere, di avvenimenti nuovi, di sensazioni da condividere, di emozioni da celare dietro qualche pensiero indecifrabile. Ma nulla. Non mi sento in colpa. Mi sento solo muta.

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Com’è che te chiami, do?

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E vabbè, magari sono io che rimango facilmente impressionata. Magari sono io che ancora preferisco leggere i giornali o i siti che preferisco. Magari sono io che preferisco guardare fuori dalla finestra o al massimo fazio per sapere chetempocheffà…però a me ‘sto coniglio mi fa un po’ paura! E poi per quello che costa….FRANCAMENTE lo lascio dovè!

Ma poi la notte dove lo faccio dormire?

E ce li ha gli attacchi di fame?

E se mi rosicchia il divano?

Che poi le carote piacciono a me mica sono disposta a dividerle con sto sconosciuto!

E sta faccetta da ebbbbbbete?

Naaaaaaaaaaaa…………………..

Niente animali in casa, please!

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Per informazione e diffusione…

controviolenzadonne.org

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traccia su rete=web log=blog

Sono stata fuori per lavoro per qualche giorno. Tra corsi, convegni, impegni…e ieri ero di nuovo a Roma. Ho rivisto gli studenti del laboratorio dello scorso anno. Ero così contenta ieri…era la prima lezione del nuovo corso, così ho accolto i nuovi studenti. Ho voluto ci fossero entrambe le classi per una specie di passaggio del testimone…deve aver funzionato…hanno fatto gruppo dopo cinque minuti…e io li guardavo come una mamma chioccia che vede i suoi pulcini giocare al parco con gli altri…

Mi è dispiaciuto parecchio essere lontana…uff…la settimana prossima ricapiterà…e non sono felice all’idea di correre di nuovo come una gazzella inseguita da un leone…Comunque…siccome mantengo le promesse, raccolgo l’invito della mia blogamicacompaesana, che con piacere non mi risparmia mai e rifletto sul mio “esercizio” quotidiano (così lo chiamai la prima volta che scrissi qualcosa)…

Premetto che io sono felicissima di avere questo spazio, di scrivere, di leggere e di tutto ciò che ne deriva. Mi diverto. E ogni tanto mi ci appoggio a questo blog. Non la vedo solo come una forma di esibizionismo. Per ora non credo che smetterò di scriverlo. E quando sono lontana per qualche motivo mi manca(te) un po’. E quando mi viene in mente una cosa da scrivere odio non poterlo fare in tempo reale. Tanto che ho risolto facendomi accompagnare da lui.    

Quindi iniziamo con il meme…. 

Cosa ti ha spinto a creare un blog?
Uhm…la curiosità verso tutto ciò che è nuovo sicuramente, ma il grosso del lavoro l’ha fatto un “chi”: una persona che mi ha lasciato di buono questo blog, un bel libro, qualche foto e un paio di persone alle quali mi sono affezionata da morire.

Il tuo primo post?
Argh…ancora non ho cancellato quello generato automaticamente da wordpress!!!!Comunque era il 7 giugno del 2006 e pubblicai la risposta di Lars Von Trier al premio “cinema per la pace”. Il primo post personale è qui.

Quello di cui ti vergogni di più?
In realtà ho scritto sempre con cognizione di causa e di conseguenza…non mi vergogno di nessun post…ma mi sento cretina ad aver scritto questo, perchè sapevo da quel lontano giugno che sarebbe arrivato un momento in cui avrei scritto quelle cose.

Quello di cui vai più fiera?
Questo.
Ne vado fiera perchè sono riuscita a riconoscere con me stessa il fallimento delgi intenti e il trionfo della confusione. Ma poi alla fine mi ha portato dove sono…quindi va bene così.

 

La palla come al solito la passo a Gioietta, a Benessere, ad Alberto-one, e l’avrei passata a Joe, ma ha suicidato il suo coffe&cigarettes e ora non so dove andare a ritrovare la magnifica carrellata di giochini divertenti….arrivederci clochard…

Ovvio che anche chi vuole può raccogliere la palla!

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faithfull report

15 novembre 2007
Ore 13e30 circa.
Esterno stazione Termini.

Tre amiche fumano la sigaretta del postfastfoodlunch prima di dividersi e lanciarsi nel traffico della città, ognuna col suo viaggio, ognuna dispersa, ognuno infondo persa dentro ai fatti suoi… 

Un vagabondo con tanto di carrello pieno di valigie, con un cappotto di cammello che gli arriva fino ai piedi, i lunghi capelli bianchi arruffati ma raccolti in una coda approssimativa, la faccia da ragazzino impertinente, un sorriso spezzato da denti gialli e neri, e un paio di scarpe nuove di zecca. Si avvicina a me, hai una sigaretta signorina? Accento spagnolo evidente.Si certo, mi fa anche accendere per cortesia?Come no!Grazie davvero molto gentile, sa me ne vado da qui. Ho chiuso con questo paese. È un paese triste. Brutto. Gesticola moltissimo mentre mi parla. Io lo ascolto. Perché chiedo incuriosita. Perché non è l’Italia questa. Vivo qui da un anno. Ora parto per Barcellona con il primo traghetto. Non ci resto più qui. Gli faccio capire che mi dispiace. Riesco solo a dire, è che oggi piove! No. Risposta secca. Sono stato per un anno in Egitto. Mentre ero lì pensavo all’Italia, al sole, al mare, alla bella gente, all’allegria. Il posto giusto dove vivere, la gente sarà libera e tranquilla. Parto arrivo qui e vedo solo musoni che corrono e cercano di guadagnare soldi, ma che te guadagni se poi non vivi? Guadagnano meno di mille euro al mese ma poi davanti allo specchio si spruzzano dolcegabbana manco pigliassero diecimila euro al mese. Me ne vado perché non capiscono che se continuano a fare così diventano scemi. E tanto lo sono già mi dispiace solo per le donne. Loro si che mi mancheranno le donne italiane. Perché voi siete belle e intelligenti ma avete un problema. Gli uomini italiani che sono imbecilli. Prima stavo mangiando un panino in un bar, per scherzare ho fatto una linguaccia alla ragazza del banco e lei rideva, oh come rideva, ma uno dei suoi colleghi mi ha detto vai fuori scemo. Lui è uno degli imbecilli. Pensa solo a guadagnare. E quando se la fa una risata. Voi donne invece volete ancora ridere. Ho detto, allora non è perché piove che ci vedi tristi. Gli ho sorriso. Mi ha sorriso. Mi ha detto, è stato bene che mi hai dato questa sigaretta. Tempo ben speso. Me ne vado col sorriso, e forse torno.   

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…so run, baby, run…

She was born in November 1963
The day Aldous Huxley died
And her mama believed
That every man could be free

Sveglia ore 6.30
Rifare letto, sistemare casa, preparare per la cena
Lavoro ore 7.30
Lavoro, lavoro, lavoro

So her mama got high, high, high
And her daddy marched on Birmingham
Singing mighty protest songs
And he pictured all the places
That he knew that she belonged
But he failed and taught her young

Treno x Roma ore 11.15
Studiare, studiare, studiare
Arrivo a Roma ore 12.20
Camminare, camminare, camminare
(pranzo?)

The only thing she’s need to carry on
He taught her how to
Run baby run baby run baby run
Baby run

Inizio lezione ore 14.00
Parlare, parlare, parlare
Fine lezione ore 17.30
Camminare, camminare, camminare

Past the arms of the familiar
And their talk of better days
To the comfort of the strangers
Slipping out before they say
so long
Baby loves to run

Treno per Frosinone ore 17.47
Leggere, leggere, leggere (probabilmente in piedi)
Arrivo a Frosinone ore 19.00
Camminare, camminare, camminare

She counts out all her money
In the taxi on the way to meet her plane
Stares hopeful out the window
At the workers fighting
Through the pouring rain

Casa ore 19.30
Doccia, doccia, doccia
Preparare la cena ore 20.00
Cenare, cenare, cenare
…………
e domani è un altro giorno….

…Slipping out before they say So long Baby loves to run…


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I don’t wanna wee…

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Dell’inverno, soprattutto, non sopporto una cosa: il freddo quando faccio pipì.
Lo so, non è una cosa figa da blog, né tanto meno uno di quegli argomenti che popolano la cronaca, per cui, doverosamente vengono spese parole, a torto o a ragione, da quasi tutti quelli che leggo.
Ma, tornando all’originale lamento, io, quando fa freddo, odio fare pipì.
Sono capace di trattenermi l’impellenza per ore ed ore, fino a quando divento blu per la sopportazione e corro sgomitando fino alla porta del bagno dell’ufficio o di casa, in base all’orario.
Che poi col freddo, sta stronza di paglierina, si moltiplica…le piace crescere, col risultato di un consumo superiore alla norma di rotolonireginaextralunghiprofumatiallacamomilla.
Per non parlare del gelo della tavoletta…
Mi farei torturare l’alluce da una capra piuttosto che poggiare le mie regali terga su quella lastra dell’ultimo iceberg resistente ed esistente sul globo terraqueo.
Unica e magra consolazione, il lavaggio delle mani con acqua calda dopo aver assolto al mio dovere di proprietaria di un corpo umano.
Io va a finire che la faccio seduta comodamente in poltrona.

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…I’m shacking up…

Se mi chiedessero di mettere nero su bianco tutto quello che ho dentro, come in un tema poco creativo delle scuole medie, entrerei in crisi. Non tanto per un improvviso congelamento delle dita visto il freddo che ho in questo momento, quanto per un’impossibilità, consapevole o meno, di  sospendere un pensiero per renderlo fermo ed esplicabile. Da quando vivo questo mio nuovo stato civile, peraltro non riconosciuto dagli dèi pagani, religiosi e civili, ho una marea di cose a cui pensare, da fare, da disfare ecc, ecc. La sensazione più bella è stata quella di ieri sera, tornati dal fine settimana dai suoi, dai quali è stato difficile staccarci, rientrando in casa e pensando di stare ancora un po’ male per l’arrivederci, ci siamo guardati e abbiamo capito per la prima volta che eravamo tornati a casanostra: si, tutto d’un fiato che rende meglio. Sta crescendo lentamente, prende forma e colore, assume i nostri tratti, con i suoi faretti e le mie stoffe, con i suoi incastri e le mie sovrapposizioni. Ci manca il viaggio all’Ikea e il quadro è completo. E l’albero. Lo faremo al risparmio questo Natale, ma l’albero non mancherà. Lo dicevo io che dovevo conservarlo tutto quel polistirolo dei mobili…i pacchetti che attaccherò insieme alle palline e alle luci saranno a costo zero ed effetto assicurato…

 

Passando alla mia vita fuori dall’alcova, ho rivisto Alessia finalmente dopo un sacco di tempo (e Pietro che non crede che quello che scrivo è anche per tenere aggiornata lei). E poi ho sentito Antonella, rivisto Flavia, Mariangela e Marta, rivisto Spiro, appreso di cambiamenti, novità nella vita di tutti, praticamente. E vorrei sentire altre persone che non sento da tempo, chiedere morbosamente di tutto quello che è stato dopo quel distratto e poco convinto cisentiamopresto di circostanza, di quello che è ora, avrei voglia di chiedere come stai? stavolta convinta e attenta alle inflessioni meno visibili della voce. Una alla volta le chiamerò queste persone. E magari tra un vaffa e un ciao smorzato tra i denti, qualcuno contento di risentirmi nonostante tutto, ci sarà…

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…de duobus cordibus et una casa*…

Di tante preoccupazioni, a volte, cosa resta? Un sorriso ripensando all’ansia per l’ipotetica reazione all’evento enunciato…
Ecco cosa resta. E infatti ieri mi sento rimproverata dalla mia signora madre per eventuali vizi che il mio concubino mi concederebbe: “Mi risulta che ieri sera ti sei stravaccata sul divano dal pomeriggio fino alla seduta a tavola!”. La guardo con un solo occhio, stupito, e con l’altro mando a quel paese il traditore. Evvabbene che mi aveva detto che me l’avrebbe fatta pagare la mia pigrizia della sera prima, ma, infame, lo sai che la signoramadrevecchiostampodonnaacasa non mi permette di godere delle tue arti culinarie&aspirapolveranti! Succederebbe il finimondo se sapesse che a te spetta il tanto amato folletto e a me il lavaggio del pavimento! Che io lavo i piatti e tu li asciughi! Che io mangio e tu cucini! E no!

Tant’è. Ramanzina a 360° sui doveri simil-coniugali. E a nulla sono serviti i miei discorsi sulla bellezza della collaborazione, sull’intimità dell’aiuto che fa da collante nelle coppie…naaaaaaaaaaaaaaa…è giusto che l’omo non metta in disordine ma “Tu, regina della casa, sei una schiava, zitta e lava!”.

Non mi dilungherò sulle ritorsioni una volta giunti nell’alcova.

Comunque, lavoro permettendo questo fine settimana si fa un salto dall’altra signora madre e famiglia, che ci mancano un bel po’. E speriamo di godere di un bel sole che c’ho un freddo che “sbulletto” (il bello di avere uno straniero accanto!).

 

*Sarà che ho deciso di dare ripetizioni di latino
(e italiano e inglese e matematica e alla fine anche tutte le materie...)
ma ultimamente mi capita spesso di parlare come un Macchecicero
(un Cicerone Maccheronico). 

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Ripresa lavori

Dopo un fine settimana lungo come questo ci vorrebbe una settimana di vacanza per riprendersi!
Inutile dire che sono stata benissimo la notte del 31 e anche dopo…

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Ci siamo divertiti come i matti…(ma perchè? I matti si divertono??? 😕 )
Abbiamo (come previsto) mangiato ogni ben di Dio…

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Senza perdere la leggerezza necessaria per “volare” sulle nostre scope!

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…O per suonare fino alla mattina…

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…e Ballare intorno al fuoco…

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Insomma…se passate dalla ciociaria…sapete che non sbagliate!!!!!

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