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Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo.

Io vorrei/non vorrei

Non so neppure se sia il caso di scrivere determinate cose visto che non ho mai reso anonima la mia identità, i miei lavori, la mia famiglia e i miei amori. 
Insomma, sono rintracciabilissima da chi mi conosce, e conoscibilissima da chi in qualche modo mi rintraccia.
E allora ho pensato che forse non dovrei pubblicare e scrivere determinate cose che coinvolgono altre persone che fanno parte della mia vita…soprattutto a livello lavorativo…ma…
Ma non posso stare zitta.
Non posso tacere.
Non sopporto le contraddizioni.
Quello che ho imparato e continuo ad imparare sul campo, grazie alle persone che chiamo “capi”, non ha prezzo, certo.
Mi servono oggi, e mi serviranno domani per i progetti che ho in mente e anche un po’ in tasca.
Sto costruendo il mio futuro.
E sono pienamente consapevole che la gavetta è dura per tutti, nessuno escluso.
Ma io, che ci sto dentro, ci leggo una contraddizione… 
Non posso lavorare, studiare e fare ricerche, cercare soluzioni per contrastare il lavoro nero quando IO sono un lavoratore in nero.
Ecco, l’ho detto.

Riflessione nata, anche, grazie a questo.

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Archiviato in:bilanci, delusione, malanni, mondo, patricia, Skazzi, studio e lavoro

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