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Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo.

4 luglio 2007

Esattamente sette anni fa ero in uno stato fisico e mentale a dir poco esaltante: di mattina avevo fatto gli orali degli esami di maturità, andati bene, giornata al mare con le amiche di sempre, nulla da perdere e tanto, tutto da aspettarmi dalla vita. Dopo pochi mesi, c’è stato il trasferimento a Roma, nuova vita, nuova gente, qualche altra amicizia, poche davvero importanti, un nuovo amore, e probabilmente una nuova persona, me, con cui fare i conti un po’ alla volta.

Gli anni romani sono stati indimenticabili. Il senso di libertà, le espressioni di spaesamento davanti alla strada che avevo scelto di percorrere, i primi lavori per non chiedere i soldi a casa, le “veglie” con AlessiaSara&Antonella, la “clinica della sforsizia”, le passeggiate a San Lorenzo, le feste in casa di tutti e quasi tutte le sere, la prima sbronza, il brindisi alla “famiglia perfetta”, quell’anno senza acqua calda e l’anno dopo senza riscaldamento, le domeniche a villa Borghese, i concerti gratis, i viaggi interminabili in metropolitana, e poi piano piano un lavoretto serio, la fine degli esami, la laurea, il lavoro vero e proprio e…

…e ho lasciato Roma. Praticamente l’ho vissuta solo da spensierata studentessa universitaria, con tanti sogni nella testa e voglia di camminare nelle gambe. Per questo, ora che ci torno almeno tre volte a settimana per lavorare, e sento l’odore dell’asfalto e dello smog, sorrido complice con quel vaso di emozioni che è per me quella città. Ci cammino senza peso e prendo il bello e il brutto come in un all-inclusive di pregi e difetti di una persona di cui sei innamorata.

Oggi, stesso giorno di sette anni dopo, sono ancora innamorata di lei. Come quando ho dormito per la prima volta in una stanza in affitto. Come quando ho aperto la finestra e ho visto la tangenziale. Esattamente come quella domenica pomeriggio in cui ho salutato, da quella stessa finestra del quarto piano di un palazzo di via Lorenzo il Magnifico, mia madre che non mi guardava, per nascondere le lacrime per una figlia che era cresciuta.            

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Archiviato in:amore, bilanci, mondo, partenze e ritorni, patricia, roma

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