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Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo.

Eppure…

Venerdì pomeriggio, poco prima di uscire dall’ufficio, volevo gridare al mondo la mia felicità. Stavo bene, mi sentivo bene. Ero in un’aurea di benessere che raramente risulta così totalizzante e gratificante. Per strada verso casa, ogni immagine era utile a farmi sorridere. Tornando a casa, prima di salire per una doccia propedeutica all’imminente aperitivo, decido di fermarmi nella parte sinistra del giardino…un salutino alla cucciola, le farò bere un po’ di acqua fresca e poi su in casa. Ore 20e10. Casa di mia nonna, sempre tranquilla. Senza mia nonna da qualche mese, ma tutto è come lo ha lasciato lei.
Salgo in casa. Mentre faccio le scale penso che davvero, probabilmente, la felicità si può riassumere a momenti. Parentesi di benessere nelle montagne russe emotive. Squilla il cellulare. Felicissima di sentire Laura. E’ in Sardegna. Sta bene. Forse ci vediamo domani. La mia cucciola abbaia e ulula, cerco di rassicurarla dalla finestra. Laura ride al telefono. Quattro minuti di telefonata. Ore 20e29. Canto la Canzone del Sole, mentre mi tolgo i vestiti per entrare in doccia. Dal giardino salgono delle urla. Mio fratello è rientrato. Scendo le scale rivestendomi di corsa. Arrivo in giardino. Casa di mia nonna profanata con una ferocia e una violenza inaudite. Tutto rotto. Tutto spaccato. Tutto sporco. Giro per le stanze con una rabbia che la metà basterebbe a ripetere per dieci volte quello che qualcuno, in soli dieci minuti, ha fatto a quella cucina, a quella camera da letto, a quel salotto, che profumavano di lavanda e marsiglia.
Eppure…solo dieci minuti prima, ero felice.

Chiusa parentesi.

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Nice day today

Il titolo del post lo prendo in prestito dal titolo di un quadro dedicatomi e regalatomi da un amico che non vedo da un po’.
Il fatto che questo giorno sia “nice” dipende dal suo essere venerdì e dal suo essere il mio penultimo giorno di lavoro.
Si, non ci credevo neppure io ma è così. Fino a settembre la sottoscritta non avrà altro da fare che preoccuparsi del suo cagnolino, di andare al mare, di prendere aperitivi, di dormire, di leggere i libri accumulati sul comodino in attesa di essere portati a termine, di passeggiare e di camminare l e n t a m e n t e, di godersi il panorama e di mangiare quanti più gelati entreranno nel pancino, di cercare le lucciole e sperare in una stella cadente…mamma mia, al pensiero…quasi quasi sono già stanca…

  

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Wonders…(no Stevie!!!)

In molti mi avevano nominata per proseguire la catena…La raccolgo solo oggi, da lui, perchè mi sento ispirata e perchè approfitto di un breve momento di pausa dal lavoro…pensare alle cose belle è un esercizio quotidiano che dovremmo fare più spesso per stare bene (mia nonna, ma non solo, docet) 

Dunque…uno sguardo alle vecchie, uno alle nuove…ed ecco le mie, personalissime, sette meraviglie: 

1. Gli amici.
Tutti. Quelli Veri. Che non perdi negli anni, ma te li porti dietro e che ti si portano dietro. Con pazienza. E pazzia. quelli che puoi definire…meravigliósi! 

2. L‘amore. E si…il sesso.
Non li separo. Mai. Perchè secondo me quando stanno insieme, questi due signori, sono semplicemente…meravigliósi!  

3. La musica.
E’ il mio primo pensiero al mattino, e non potrei farne a meno mai…mi accompagna, mi stimola, mi fa sorridere, mi fa piangere…insomma…meravigliósa!  

4. Il mare.
Io mi sento davvero bene e davvero a casa mia solo quando sono al mare. Solo quando avverto la presenza dell’Acqua che mi circonda, al punto da farmi sentire un tutt’uno…meraviglióso!   

5. Il cibo e del buon Vino.
Uno dei pochi, veri piaceri della vita. Non credo che potrei mai rinunciare alla crapula… meravigliósa!     

6. I sorrisi.
Gratuiti, belli, solari. Di tutti i tipi. Mettono di buonumore senza neppure averlo previsto. In famiglia e tra gli amici, sono famosa per essere “quella che ride sempre”…e se pure facessi la figura della scema oca giuliva….sarebbe…meraviglióso!   

7. I viaggi (fisici e mentali).
Se potessi non mi fermerei mai. Viaggiando riesco ad accumulare l’oggetto della mia unica collezione: i ricordi…e questa volta non importa che siano tutti…meravigliósi!    

La catena la passo a tutti i creativi che vorranno dire la loro e, come al solito, alla mia socia sperando che, con la scusa, torni a scrivere qualcosa!!!!!!!

(Sono incavolata nera perchè avevo messo le foto di ogni “meraviglia” e non risco a visualizzarle!!!!! 😦 )

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Vento caldo…

La pausa sigaretta estiva non ha lo stesso sapore della pausa sigaretta invernale.

(escludo autunno e primavera perchè non si può voler tutto dalla vita!).

Avere l’aria condizionata in ufficio, seppur al minimo, ti fa credere di vivere un’estate fresca, senza sudore, senza appiccicume…poi stacchi gli occhi dal monitor, bevi un caffè…scendi le scale a chiocciola che ti separano dal “mondo fuori” e ti accorgi che tutto così fresco poi non è.
Io personalmente mi incazzo.
Cioè: lo so che fa un caldo bestia, che si boccheggia e che le temperature sono altissime, ma mi incazzo per la virtualità del mio “mondo dentro”. E non se ne parla di aprire le finestre e chiudere i robot grigi che campeggiano nell’ufficio sputando aria congelata…giammai!
Potrei rischiare la mia precaria ma pacifica convivenza con i vicini di scrivania.

Ufficio a Roma: l’opposto. Un’unica scrivania da dividere con il mio alter ego quando viene a trovarmi e due pale antidiluviane, che tengo al minimo per non rincoglionirmi le orecchie con il loro rumore, poggiate sulla pancia del computer che campeggia accanto alla finestra, le urla degli studenti di statistica e scienze politiche che salgono dalla finestra spalancata, le goccioline d’acqua che, cadendo dal piano di sopra dove invece ci sono stanze condizionate, si frantumano sul davanzale e che mi spruzzano la spalla destra, il vecchietto fuori di testa che gira all’interno della città universitaria con un megafono e la registrazione di MaiArtUillGoOn del film Titanic…e lì si che mi viene voglia di scendere e fumarmi una sana sigaretta!!!!

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…matrimonio in famiglia…

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E si sa che quando capitano queste mega rimpatriate familiari tutto può succedere…C’erano persone che non vedevo da circa dodici anni e che ovviamente non mi hanno riconosciuta, uno zio che ha pure provato a fare lo splendido, e che ho stroncato chiamando proprio “zio”, c’è stato il lancio della giarrettiera al quale mio fratello si è sottoposto con un sorriso eBBBete e c’è stato il lancio del bouquet, al quale non mi sono sottoposta neppure sotto minacce…sebbene tutti mi ricordassero che sono abbondantemente in età da marito, sebbene tutti mi chiedessero dove fosse il mio cavaliere, sebbene il “toto-prossimo-matrimonio”, partito dopo la prima mezzora della cena, mi vede in testa contro ogni personale aspettativa e volontà…..

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è solo che…

…che fa caldo, che non posso andare al mare quanto e quando vorrei, che non dormo quando e quanto vorrei, che mi sento un po’ affannata, che sono golosa delle cose che non posso mangiare, che non mi pagano da non so più quando oramai, che le soddisfazioni sono lontane, che i sogni svaniscono all’alba, che non connetto con il mio cervello….

Perchè altrimenti….per il resto….sto una favola!

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Basta!

Mi sono rotta di questa situazione! Non la sopporto piùùùùùùùùùùùùù!!!!!
Ho un mal di testa assurdo per la rabbia che mi sale ogni volta che mi scontro con X per questo motivo! Io non sono di ferro! Sono una persona! E non posso lavorare 18 ore al giorno e stare a disposizione, sempre, comunque, col sorriso stampato sulla faccia!

Anche a me girano le palle! 

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4 luglio 2007

Esattamente sette anni fa ero in uno stato fisico e mentale a dir poco esaltante: di mattina avevo fatto gli orali degli esami di maturità, andati bene, giornata al mare con le amiche di sempre, nulla da perdere e tanto, tutto da aspettarmi dalla vita. Dopo pochi mesi, c’è stato il trasferimento a Roma, nuova vita, nuova gente, qualche altra amicizia, poche davvero importanti, un nuovo amore, e probabilmente una nuova persona, me, con cui fare i conti un po’ alla volta.

Gli anni romani sono stati indimenticabili. Il senso di libertà, le espressioni di spaesamento davanti alla strada che avevo scelto di percorrere, i primi lavori per non chiedere i soldi a casa, le “veglie” con AlessiaSara&Antonella, la “clinica della sforsizia”, le passeggiate a San Lorenzo, le feste in casa di tutti e quasi tutte le sere, la prima sbronza, il brindisi alla “famiglia perfetta”, quell’anno senza acqua calda e l’anno dopo senza riscaldamento, le domeniche a villa Borghese, i concerti gratis, i viaggi interminabili in metropolitana, e poi piano piano un lavoretto serio, la fine degli esami, la laurea, il lavoro vero e proprio e…

…e ho lasciato Roma. Praticamente l’ho vissuta solo da spensierata studentessa universitaria, con tanti sogni nella testa e voglia di camminare nelle gambe. Per questo, ora che ci torno almeno tre volte a settimana per lavorare, e sento l’odore dell’asfalto e dello smog, sorrido complice con quel vaso di emozioni che è per me quella città. Ci cammino senza peso e prendo il bello e il brutto come in un all-inclusive di pregi e difetti di una persona di cui sei innamorata.

Oggi, stesso giorno di sette anni dopo, sono ancora innamorata di lei. Come quando ho dormito per la prima volta in una stanza in affitto. Come quando ho aperto la finestra e ho visto la tangenziale. Esattamente come quella domenica pomeriggio in cui ho salutato, da quella stessa finestra del quarto piano di un palazzo di via Lorenzo il Magnifico, mia madre che non mi guardava, per nascondere le lacrime per una figlia che era cresciuta.            

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