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Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo.

…sul treno…

Ieri mattina, treno Livorno Centrale – Roma Termini.
Con me avevo un libro, come al solito.
E come al solito, sbirciavo nei libri dei miei vicini…(che sono come l’erba del vicino…!) al solo scopo di prendere altri spunti, altri nomi e visi da collezionare (a volte sbircio anche solo per dimostare a me stessa quanto sia diventata brava a farlo senza farmi notare…so leggere anche al contrario!!!!)…
Comunque, tornando ai libri dei vicini. Un signore davvero molto anziano aveva tra le mani un libro, la copertina non mi ha attirata particolarmente, ma non riesco a descrivere il suo volto mentre lo leggeva…e giuro che non era sotto sonnifero o addormentato dal ciuf-ciuf del treno…era proprio preso da quelle parole…proprio coinvolto corpo e mente da quello che l’autore aveva da dirgli…il signore in questione non ha staccato gli occhi dal libro finchè una volta arrivati alle porte di Roma, con un sospiro (non di sollievo, ma di fastidio quasi), lo ha riposto con tutta la cura possibile nella sua valigia blu elettrico.
Stamattina…dovevo assolutamente sapere di più di quell’autore.
Sorpresa.

“Anais Nin – Il delta di Venere”

Ecco, per farvi capire il motivo della mia sopresa, un pezzo del libro che l’anziano signore leggeva con tanta attenzione….

“Elena non poteva guardarlo come la guardava lui, perché aveva gli occhi offuscati dalla violenza delle sensazioni. Quando lo guardava si sentiva attratta magneticamente verso di lui, costretta a toccare la sua carne, con la bocca o con le mani, o con tutto il corpo. Gli si strofinava contro con tutto il corpo, con una sensualità animalesca, godendo dell’attrito. Poi giacque sul fianco toccandogli la bocca, come se la stesse modellando e rimodellando, come una cieca che vuol scoprire il taglio delle labbra, del naso, degli occhi, per accertarne la forma, per sentirne la pelle, che vuol scoprire la lunghezza e il volume dei capelli, la loro attaccatura dietro alle orecchie. Le sue dita lo toccavano leggere, poi divenivano frenetiche, premevano a fondo nella carne, fin quasi a fargli male, come per assicurarsi con violenza della sua realtà. Queste erano le sensazioni esterne dei corpi che si scoprivano a vicenda. Dopo tanto toccarsi, erano come dei drogati. I loro gesti erano lenti e sognanti, le loro mani pesanti. La bocca di lui sempre dischiusa. Quanto miele fluiva dal corpo di lei…”

Grande nonnetto…grande…

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Archiviato in:arte, Funghetti Allucinogeni, mondo, patricia, poesia

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