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Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo.

…per informazione…

Per uno dei miei lavori, mi sto occupando dei problemi delle donne in Somalia.
Sto trascrivendo la testimonianza di una operatrice umanitaria italiana tornata da due giorni in Italia, che svolge la sua attività proprio in quel paese, devastato dalla guerra e dalla fame, ma non solo…
Mi sembra giusto, senza far nomi, riportare un estratto della sua testimonianza, che si inserisce nel dibattito sulla visione che noi occidentali dovremmo avere nei confronti delle culture e delle religioni “altre”.

“…quest’anno sono in Somalia, il territorio meno africano di tutti e anche il più pericoloso dove la mia esperienza si è dovuta raffrontare con confini inimmaginabili, ovvero con il mondo arabo, il mondo musulmano. Ma è un mondo a cui non siamo preparati. Anche io che credevo di aver fatto molti studi, universitari e non, credevo di poter riuscire a confrontarmi con quella realtà. Ma la tolleranza non si impara dai libri. In Somalia ho approfondito ancora di più il lavoro con le donne. …per farvi capire, vi parlo di quello che credo il più interessante lavoro che sia stato fatto, proprio nel settore dell’educazione (…). Il tasso di quella pratica che noi chiamiamo “infibulazione”, è del 100%. Con la mia presenza in ospedale ho visto moltissime bambine arrivare in fin di vita a causa di questa pratica. Come situazione è davvero difficile perché noi la guardiamo con occhi e con atteggiamento da occidentali, no? E quindi l’approccio è completamente differente. Partiamo però dal presupposto che alle donne somale piace, per esempio, portare il velo. Non hanno nessun problema. Amano la loro religione, sono orgogliose della loro patria e dell’essere somale, così come tutte le donne centro africane.
Ma non amano soffrire e morire in questa maniera. Poi bisogna ricordarsi che un paese, come la Somalia, senza governo, è completamente allo sbando. E a rimetterci sono le donne, in quanto sono gli elementi più vulnerabili. In quel contesto, la donna non conta nulla. La donna non esiste. La donna si sposa a 15 anni. La donna viene data in scambio per 10 o 15 capre. La donna non partecipa al suo matrimonio. Viene ammessa successivamente all’atto di vendita. Perché per noi è un atto di vendita, per loro è matrimonio. (…). Le donne socialmente non contano nulla, mettono la loro vita a servizio dei figli, e quando dico figli non dico “un figlio” ma parlo di almeno dieci figli. Lavorano i campi, si occupano dell’assistenza agli anziani. Si prendono cura della parte più debole della società in cui vivono. Sviluppano l’artigianato e per questo, socialmente non contano nulla, ma sono al centro dell’economia. (…).”

Ovviamente l’intervento (che è durato quasi due ore), è molto più ampio e interessante di queste poche righe…ma non potevo riportarlo per esteso…..ma a chi fosse interessato, posso sempre mandare una mail….

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Archiviato in:mondo, patricia, Problemi, studio e lavoro

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