Trattato sulle teorie dell’apprendimento moderno

Gennaio 17, 2008 at 3:55 pm | In Funghetti Allucinogeni, cose da pazza, patricia | 13 Comments

Le cose si imparano per “trasferimento”, o per “osmosi”.
In genere, il trasferimento include un certo grado di consapevolezza che l’osmosi non prevede: nel primo apprendi per una specie di imposizione esterna, nella seconda apprendi per natura. Ed è così che per osmosi si impara quello per cui si è portati e per trasferimento, in base all’elasticità mentale, un po’ tutto. Se si nasce con l’animo di una sarta, verrà naturale notare cuciture, prestare attenzione a rifiniture ed imparare con molta facilità come si debba fare un orlo e magari trovare soluzioni originali per riattualizzare quella vecchia gonna della nonna. Allo stesso tempo, se si nasce con l’anima del meccanico, sarà più semplice aiutare l’amico in panne con la propria auto. Non che questo condizioni tutta un’esistenza, se non nella misura in cui alcune volte possiamo sostenere enunciati del tipo “Probabilmente se non avessi deciso di diventare Avvocato sarei diventato sicuramente un cuoco”.Il processo osmotico, per definizione, non prevede accettazione da parte del ricevente e non prevede attivazione da parte del donatore. Ovvero non prevede quello che succede nel trasferimento: “Ora ti insegno a guidare”. “Grazie, da dove si inizia?”.“Metti il piede qui, la mano qui, la cintura così”. “Se spingo questo pedale cosa succede?”. “Procedi in questo senso”. Ecc. L’osmosi è silenziosa, il più delle volte invisibile ed inconsapevole. Molte volte si attiva contemporaneamente al processo della curiosità. Avviene spesso attraverso la tecnica dell’osservazione partecipante e non accetta quasi mai di mutarsi in trasferimento, palesando il suo processo agli occhi dei partecipanti. Per osmosi ho imparato a cucinare, ad utilizzare il pc, a truccarmi, a stirare, a dipingere, ad aggiustare le parti elettriche degli elettrodomestici, a civettare, a raccogliere patate e pomodori, a nuotare, a fumare, a lavorare e probabilmente ad amare. Per trasferimento ho imparato a parlare, a leggere, a cucire, a scrivere, a camminare, a fare il pane, ad andare in bicicletta, a stare in mezzo alla gente, ad attaccare un quadro, a pulire casa, a pagare le bollette,  a rifare il letto. Mi incuriosiscono questi processi di apprendimento. Ci tornerò su.  
   
Tutto questo è stato partorito dalla mia insana mente, mentre ero nel traffico in macchina sotto la pioggia.
Per fortuna non guidavo io.     

Massima della settimana

Gennaio 16, 2008 at 11:04 am | In massimasettimanale | 15 Comments

“Secondo alcuni autorevoli testi di tecnica di aeronautica, il calabrone non può volare a causa della forma e del peso del suo corpo in rapporto alla superficie alare.

Ma il calabrone non lo sa e perciò contina a volare.”

Igor Sikorsky

Preghiera in gennaio

Gennaio 14, 2008 at 9:52 am | In Funghetti Allucinogeni, cose da pazza, dark side, help, reflection | 12 Comments

Credo che a volte sia meglio mollare che perseverare. Anche se c’hai messo l’anima.
Credo agli occhi di chi non riesce a parlare. E mi stringe la mano in un letto d’ospedale.
Credo che avrei bisogno di un po’ di sole. E di un po’ di notti in più. 
Credo agli urli esplosi e a quelli soffocati. Perchè dietro entrambi c’è sentimento.
Credo che se potessi scegliere, tornerei indietro. Per nonvivere o rivivere alcune cose.
Credo al sospiro prima di dormire. Mi ricorda la fatica.
Credo che la vita sia un riscatto. Non chiedetemi per quale rapimento.
Credo alla porta del mio bagno. Non vuole saperne di chiudersi nonostante le spallate.
Credo che molte persone non sanno dove andare. Figuriamoci il perchè.
Credo allo sforzo della normalità. Che non viene apprezzata quasi mai.
Credo che un segnale basterebbe. Ma un miracolo sarebbe meglio.
Credo alla pioggia battente. La sento, la vedo, la tocco e mi inzuppo.

Non credo alla fortuna cieca. Ci vuole culo. Ma non sfondato.
Non credo che inseguirò un sogno. Perchè sta diventando un incubo.
Non credo alle risate forzate. Mi fanno piangere.
Non credo che basti parlare. A volte si deve urlare.
Non credo a tutte le scuse. Alcune sono state vuote, seppure accettate.
Non credo che un anima maturerà al sole. Se tutte le primavere non hanno funzionato.
Non credo ai cambiamenti improvvisi. Provocano terremoti.
Non credo che rimarrò seduta ad aspettare. Le gambe sono intorpidite.
Non credo alle sigarette. Eppure fumo.
Non credo che si possa andare avanti così. Vedo disperazione.
Non credo a chi si mangia le unghie. Mi hanno sempre fatto schifo le unghie a pelle.
Non credo che io sia stata sempre sincera. E non sono l’unica.    

Want U back?

Gennaio 8, 2008 at 3:30 pm | In amore, bilanci, capodanno, home sweet home, partenze e ritorni | 18 Comments

Da sempre temo i rientri. Soprattutto dopo una lontananza prolungata. Ci metto sempre troppo tempo a ripristinare il ciclo naturale delle cose della mia vita: dormire, mangiare, lavorare, uscire, lavare etc. Quando mi allontano, riesco a scombussolare tutto: non lavoro e regalo alle lista delle cose da fare, un ordine inverso, indirettamente proporzionale all’orario e direttamente proporzionale alla voglia. E’ il mio modo di staccare. Ci metto un secondo a disfarmi di abitudini e tabelle di marcia…e una settimana a ricomporre il puzzle del tran tran.

Manco esattamente da Natale. Mi sembra una vita fà. Ho messo su un chiletto in queste feste, ma solo perchè ero reduce da una terribile influenza e altre avversità varie…altrimenti sarebbero stati almeno 5 con buona pace della signora madre.

Per il Capodanno erano diverse le previsioni e le possibilità, alla fine l’imprevisto l’ha fatta da padrone: la mia dolce metà, carinamente ha provveduto a regalarmi una mise chic ma easy, con corredo di scarpette lucide e calzettine parigine…bene! Ho pensato…serata mondana…si…tra il salotto e il letto vista la sua febbrona da cavallo…intorno alla mezzanotte parlava con un cagnolino che secondo lui camminava sul soffitto…e mi chiedeva come mai le infermiere si vestono così eleganti…evvabbè…

Si parla di futuro, di progetti, perché è l’hobby di fineanno e di inizioanno. Io penso che quest’anno vorrei vedere almeno un posto che non ho mai visto, mangiare qualcosa che non ho mai mangiato e magari anche attaccarmi al piede una grossa palla di piombo che mi tiene con i piedi per terra e lo sguardo a portata di realtà…visto che viaggiando con la mente, riesco a farmi male anche trovandomi in una stanza ovattata e a prova di bambino: da queste feste ho rimediato un taglio profondo a causa di un pentolino da latte, un livido che contempla tutte le sfumature del viola e del blu cadendo su un panchettino di legno che è sempre stato nello stesso posto, e contusioni e botte e graffi e varie ed eventuali disgrazie che capitano ad una sbadata come me.

Ieri ho sfatto l’albero di Natale e provato casa mia di ogni addobbo rosso e dorato: per me le feste si sono concluse ieri sera, quando abbiamo chiuso l’ultimo cartone e portato in soffitta l’ultimo lustrino…arrivederci all’anno prossimo e speriamo che sia meglio di quest’anno passato.

Pensavo al mio 2007.

Avete presente le montagne russe? Bhè…moltiplicando curve, salite, discese…più o meno rende l’idea di quello che ha significato questo anno per me.
Gennaio: pensavo solo al lavoro per colmare ombre e paure della mia vita. Un momento in cui non so cosa avrei fatto se non avessi avuto le mie fantastiche “spalle” (e loro sanno che sono loro).
Febbraio: metto al muro un problema e me ne trovo uno nuovo che sbuca di lato.
Marzo: ho continuato a combattere per cercare di capirci qualcosa in più. Ogni cosa e ogni persona mi confondevano.
Aprile: Periodo più difficile dell’anno. Probabilmente tutto quello che è venuto dopo, l’ho deciso qui.
Maggio: tutto si spiega in poche parole. Difficile ma reale. E ho ripreso a vivere.
Giugno: l’estate. Non avrei mai permesso alla vita di non farmela godere. E per fortuna è andato tutto liscio.
Luglio: momento strano. La mia faccia sgomenta davanti alla consapevolezza che le cose possono cambiare è la cosa che ricordo meglio.
Agosto: in vacanza. E mi rendo conto che forse forse ho fatto bene a tener duro fino a qui.
Settembre: ecco. Ho iniziato a raccogliere i frutti solo in questo periodo. Altro che autunno!!!
Ottobre: è l’inizio dell’idillio. La mia vita ha iniziato a regalarmi quella traquillità che mancava da troppo.
Novembre: progetti, sogni, nottate a parlare, poco sonno e tanta, tanta voglia di fermare il tempo.
Dicembre: mi guardo indietro, mi guardo intorno. Poi mi guardo allo specchio…e mi faccio un occhiolino.

E ben…ora vediamo quello che ci aspetterà in questo nuovo anno…io sono qui. Mica scappo!

…va bene lo stesso?

Dicembre 26, 2007 at 3:24 pm | In capodanno, ciociaria, come si chiama?, delusione, reflection | 14 Comments

…fare gli auguri di Natale il giorno di Santo Stefano?
E’ che questo Natale…bho…mica mi è sembrato tanto Natale…
Tanti auguri a che si chiama Stefano…

E arrivederci a dopo capodanno, gente!

…looking in his eyes…

Dicembre 14, 2007 at 11:01 am | In amore, bilanci, tengo familia | 21 Comments
Ci somigliamo in molte cose.

La curiosità, il senso del dovere, la necessità di badare sempre e costantemente alle persone
che abbiamo accanto, l’amore per le sfide, la voglia di mettersi in gioco professionalmente.
L’ho sempre visto come un mito: colui che riesce a fare tutto, a meravigliarmi, ad esserci sempre e comunque.
Ho iniziato a pensare a lui come una “persona” solo a quando lavoriamo fianco a fianco, gomito a gomito. Da quando, per la prima volta, mi ha chiesto non per curiosità ma per reale bisogno, “tu cosa ne pensi”. Adesso abbiamo un rapporto diverso. Da adulti. Non sono più la sua piccolina.
Sono la donna alla quale sta tentando di affidare quello che lui dopo sacrifici immensi è riuscito a costruire.
Ha i suo scheletri nell’armadio: venirne a conoscenza mi ha procurato un senso di panico e responsabilità.
Ha paura del futuro: saperlo mi ha proiettata in un mondo diverso.
Ha fiducia in me: esserne cosciente mi da forza e mi fa misurare ogni decisione.
Ha tanti pesi sulle spalle e poca leggerezza nel cuore: lo vedo invecchiato e tanto, tanto stanco.

Mio padre è giovane: con i suoi cinquantaquattro anni, appare svelto, atletico ed è annoverato tra gli imprenditori più giovani della zona.
Mi rende orgogliosa sapere, ora, tutto quello che c’è alle spalle della vita che abbiamo condotto finora. Quando a tre anni dicevo, piangendo che volevo “andale a lavolale con papà” (ebbene si, non riuscivo a pronunciare la erre), non capivo.
Era solo amore incondizionato il mio.
Ora è amore consapevole.
Ammirazione ragionata.
E ho da imparare più ora che da qualsiasi tentativo di farmi andare in bici senza rotelle.
Ora che mi copro bene quando esco di casa, ora che chiudo il gas prima di uscire senza sbuffare sotto voce, ora che vedo il lui una grossa parte di me senza ribellarmi alla natura del dna…

Un po’ di sano autocompiacimento…

Dicembre 10, 2007 at 4:57 pm | In bilanci, cose da pazza, felicità, reflection, studio e lavoro | 17 Comments

Molte persone a me vicine, sanno quanto ami e contemporaneamente odi il mio lavoro.
Non ricevere un compenso quando dai la tua anima in qualcosa, costa. Non solo al portafogli, ma anche alla “spinta motivazionale” che dovrebbe essere alla base di ogni lavoro.

Così…sono felice di comunicare al mondo che ho ricevuto il mio stipendio per questo mese.

Eccolo qui di seguito…

Date: Thu, 8 Dec 2007 03:18:38 -0800
From: *******@yahoo.com
Subject: s***** f******
To: me
Salve Patricia,
interessante e dinamica la lezione di ieri sul Rapporto Unicef.
Sono andata sul sito e ho notato con mia gioia che il rapporto è tutto in italiano e diviso per capitoli. Mi era sembrato di capire che fosse in inglese… ma meglio così!!
E’ interessantissimo anche se ti fa nascere una rabbia incredibile, sul perchè le cose vadano così, nonostante l’evidenza dei fatti!!!
Lo stesso effetto me lo sta procurando il libro di B*****!!!
Sono contenta, nonostante tutto, di fare quest’esame - di rado sono così attuali e interessanti!
Spero di esserci alle prox lezioni, sperando che la mia creatività nell’inventare scuse a lavoro non si esaurisca prima!!!  ;)
S***** F******
Gentile dott.ssa,
……
Colgo l’occasione per augurarle buon lavoro e farle i complimenti per come svolge le sue lezioni!!mi dispiace che ne abbia tenuta solo una in questa seconda parte del semestre..sarei venuta molto più volentieri a lezione se ci fosse stata sempre la sua presenza!le assicuro che non è una “leccata” (come forse potrebbe pensare) permettendomi,con il massimo rispetto, sia di usare questo termine sia di scriverle queste ultime righe sovrastanti che non ho e non avrei mai detto ad altri professori della nostra facoltà data la sua giovane età. A maggior ragione, sentendomi vicina a lei, sono rimasta molto colpita da come svolge la sua professione e mi auguro che possa andare avanti, per migliorare le condizioni soprattutto didattiche dell’università italiana, con la speranza che ci siano tanti altri dottori come lei.
Cordiali saluti
V****** S******     

Di gas e altre magie…

Dicembre 7, 2007 at 12:23 pm | In cose da pazza, felicità, home sweet home, patricia | 12 Comments

Io non so cosa sia quel calore che fuoriesce dai pezzi di metallo che penzolano dai muri di casa mia.
Io non so come mai l’acqua dei rubinetti non mi blocchi più la circolazione e faccia fumo caldo.
Io non so come mai se spingo e giro un piccolo pomello del piano cottura, dai buchini esce una specie di fiammella blu.

So solo che sono venuti dei maghi questa mattina e dopo qualche colpo di bacchetta magica….

….mi hanno trasportata nel XX secolo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

310

Dicembre 6, 2007 at 10:36 am | In Funghetti Allucinogeni, cose da pazza, roma | 13 Comments

Ieri. Scendo dal treno. Affannata (solito ritardo di 20 minuti). Corro verso il 310 che mi porta dritto in ufficio. Vedo da lontano: l’autobus è già strapieno. Tentativo di entrare nella porta dell’autista fallito tragicamente causa calcio di una filippina con carrello della spesa e carrozzina contenente pargolo ululante. Tentativo di entrata nella porta di mezzo riuscito per il rotto della cuffia. Le porte si chiudono, uno studente, evidentemente di architettura recita tutto il calendario ecclestiastico: la cartellina con i disegni si è incastrata nelle porte. Viaggiamo con mezza cartellina dentro e mezza fuori. Temperatura interna sopra la media stagionale estiva. Aliti, ascelle, piedi e umori di qualsiasi età e provenienza si mescolano. Infilo il naso nella sciarpa per provare sollievo nello spruzzo di profumo che per fortuna non ho dimenticato di mettere, prima di abbandonare casa. Una signora, dopo la prima fermata, mi intima, nel vero senso della parola, di spostarmi da dove mi trovo, ti consiglio di buttarti sopra di me, basta che ti togli da lì. E mi indica un signore di mezza età di spalle. Ascolto il consiglio. Mi sposto. Praticamente la abbraccio. Mi volto per capire il motivo della sua premura. Il signore di prima inizia a palpeggiare una donna. Nel caos lei non se ne accorge. Lui continua. Lei scende. Sono scese un po’ di persone, l’autobus è leggermente più vivibile. Cambia donna. Stessa procedura: lei di spalle, lui dietro di lei. Inizia il suo lavoro, con un crescendo di intensità e bava alla bocca. La signora stavolta se ne accorge. Si volta rabbiosa. Lui la guarda. Sogghigna. Si apre l’mpermiabile e…si. Tutto all’aria aperta. Tutto alla luce del sole. Contemporaneamente si aprono le porte. L’autobus si svuota come per magia.

Pensavo che l’esibizionista fosse esistito solo negli anni settanta, mi dice la signora premurosa.
Evidentemente no, rispondo io. Grazie per prima.
Oh, figurati, ci mancherebbe.
Buona giornata signora.  
Anche a te, cara.

La saluto. Mi incammino verso l’ufficio.

Memorie allucinanti delle mie giornate a Roma.

Connections

Dicembre 5, 2007 at 8:57 am | In cose da pazza, reflection | 8 Comments

Se mi avessero detto qualche anno fa che la mia vita ora sarebbe stata così, avrei riso. Banalità. Senza ombra di dubbio. E’ quello che pensiamo tutti. Raramente possiamo raggiungere qualcosa che ci eravamo prefissati, il destino che avevamo disegnato, le persone che avevamo scelto. Eppure, non per questo è un male. Con i se e con i ma non si va molto lontano.
E neppure con un paio di stivali nuovi. Li abbiamo comprati sabato. Belli da morire, ma maledettamente nuovi..e visto che non sono famosa per un piedino da Cenerentola…credo che oggi lacrimerò sull’asfalto e i sanpietrini della capitale, sulle scale della facoltà, sulle spalle degli studenti. Ecco. Quella della studentessa è una dimensione in cui tornerei subito. Mi piace studiare, non me ne devo vergognare. Ma tanto continuo a farlo anche a due anni dalla mia “uscita” ufficiale dalla “scuola”. Mia sorella invece soffre da morire per lo sforzo che deve fare per conquistare un posto nella sua classe. Brutti voti, professori che ”mihannopresodimira” e materie nuove con le quali misurarsi. O pesarsi. Dopo l’ennesimo chilo fatto fuori, testimone la bilancia, ieri mi sono beccata un cazziatone dalla mia signora madre. Inutile dire che sto bene e mi sento bene. Sabato mi porta di forza a fare le analisi. Ma io sabato c’ho ospiti! Come faccio a dire scusate ma dovete restare soli in casa perchè mia madre non può aspettare lunedì per bucarmi (che orrore) le vene? E poi sotto Natale, con la marea di regali che devo comprare. Per quelli si che dovrò svenarmi. Ma Natale altroconsumo? Che ne dite? Sarebbe più significativo e utile. Alle tasche. Lunedì al bar durante un corso ho chiesto un panino. Non ce ne sono, mi hanno risposto. E allora quello che vedo lì cos’è, ho chiesto io. Una tasca, mi hanno risposto. Ripiena. Alla faccia mia.   

Here I am…

Novembre 30, 2007 at 11:31 am | In Funghetti Allucinogeni, cose da pazza, reflection | 18 Comments

E ora come la mettiamo? Ci sono. Cinque o sei ore davanti a ’sto pc senza che neppure una briciola riesca a venir fuori. Eppure ne avrei di cose da scrivere, di avvenimenti nuovi, di sensazioni da condividere, di emozioni da celare dietro qualche pensiero indecifrabile. Ma nulla. Non mi sento in colpa. Mi sento solo muta.

Com’è che te chiami, do?

Novembre 28, 2007 at 8:55 am | In cazzate, cose da pazza, shopping | 10 Comments

coniglio.jpg

E vabbè, magari sono io che rimango facilmente impressionata. Magari sono io che ancora preferisco leggere i giornali o i siti che preferisco. Magari sono io che preferisco guardare fuori dalla finestra o al massimo fazio per sapere chetempocheffà…però a me ’sto coniglio mi fa un po’ paura! E poi per quello che costa….FRANCAMENTE lo lascio dovè!

Ma poi la notte dove lo faccio dormire?

E ce li ha gli attacchi di fame?

E se mi rosicchia il divano?

Che poi le carote piacciono a me mica sono disposta a dividerle con sto sconosciuto!

E sta faccetta da ebbbbbbete?

Naaaaaaaaaaaa…………………..

Niente animali in casa, please!

Per informazione e diffusione…

Novembre 23, 2007 at 10:00 am | In annunci, reflection, roma | 13 Comments

traccia su rete=web log=blog

Novembre 22, 2007 at 10:14 am | In Funghetti Allucinogeni, bilanci, cazzate, cose da pazza | 9 Comments

Sono stata fuori per lavoro per qualche giorno. Tra corsi, convegni, impegni…e ieri ero di nuovo a Roma. Ho rivisto gli studenti del laboratorio dello scorso anno. Ero così contenta ieri…era la prima lezione del nuovo corso, così ho accolto i nuovi studenti. Ho voluto ci fossero entrambe le classi per una specie di passaggio del testimone…deve aver funzionato…hanno fatto gruppo dopo cinque minuti…e io li guardavo come una mamma chioccia che vede i suoi pulcini giocare al parco con gli altri…

Mi è dispiaciuto parecchio essere lontana…uff…la settimana prossima ricapiterà…e non sono felice all’idea di correre di nuovo come una gazzella inseguita da un leone…Comunque…siccome mantengo le promesse, raccolgo l’invito della mia blogamicacompaesana, che con piacere non mi risparmia mai e rifletto sul mio “esercizio” quotidiano (così lo chiamai la prima volta che scrissi qualcosa)…

Premetto che io sono felicissima di avere questo spazio, di scrivere, di leggere e di tutto ciò che ne deriva. Mi diverto. E ogni tanto mi ci appoggio a questo blog. Non la vedo solo come una forma di esibizionismo. Per ora non credo che smetterò di scriverlo. E quando sono lontana per qualche motivo mi manca(te) un po’. E quando mi viene in mente una cosa da scrivere odio non poterlo fare in tempo reale. Tanto che ho risolto facendomi accompagnare da lui.    

Quindi iniziamo con il meme…. 

Cosa ti ha spinto a creare un blog?
Uhm…la curiosità verso tutto ciò che è nuovo sicuramente, ma il grosso del lavoro l’ha fatto un “chi”: una persona che mi ha lasciato di buono questo blog, un bel libro, qualche foto e un paio di persone alle quali mi sono affezionata da morire.

Il tuo primo post?
Argh…ancora non ho cancellato quello generato automaticamente da wordpress!!!!Comunque era il 7 giugno del 2006 e pubblicai la risposta di Lars Von Trier al premio “cinema per la pace”. Il primo post personale è qui.

Quello di cui ti vergogni di più?
In realtà ho scritto sempre con cognizione di causa e di conseguenza…non mi vergogno di nessun post…ma mi sento cretina ad aver scritto questo, perchè sapevo da quel lontano giugno che sarebbe arrivato un momento in cui avrei scritto quelle cose.

Quello di cui vai più fiera?
Questo.
Ne vado fiera perchè sono riuscita a riconoscere con me stessa il fallimento delgi intenti e il trionfo della confusione. Ma poi alla fine mi ha portato dove sono…quindi va bene così.

 

La palla come al solito la passo a Gioietta, a Benessere, ad Alberto-one, e l’avrei passata a Joe, ma ha suicidato il suo coffe&cigarettes e ora non so dove andare a ritrovare la magnifica carrellata di giochini divertenti….arrivederci clochard…

Ovvio che anche chi vuole può raccogliere la palla!

faithfull report

Novembre 16, 2007 at 12:29 pm | In Funghetti Allucinogeni, cose da pazza, reflection, roma | 19 Comments

15 novembre 2007
Ore 13e30 circa.
Esterno stazione Termini.

Tre amiche fumano la sigaretta del postfastfoodlunch prima di dividersi e lanciarsi nel traffico della città, ognuna col suo viaggio, ognuna dispersa, ognuno infondo persa dentro ai fatti suoi… 

Un vagabondo con tanto di carrello pieno di valigie, con un cappotto di cammello che gli arriva fino ai piedi, i lunghi capelli bianchi arruffati ma raccolti in una coda approssimativa, la faccia da ragazzino impertinente, un sorriso spezzato da denti gialli e neri, e un paio di scarpe nuove di zecca. Si avvicina a me, hai una sigaretta signorina? Accento spagnolo evidente.Si certo, mi fa anche accendere per cortesia?Come no!Grazie davvero molto gentile, sa me ne vado da qui. Ho chiuso con questo paese. È un paese triste. Brutto. Gesticola moltissimo mentre mi parla. Io lo ascolto. Perché chiedo incuriosita. Perché non è l’Italia questa. Vivo qui da un anno. Ora parto per Barcellona con il primo traghetto. Non ci resto più qui. Gli faccio capire che mi dispiace. Riesco solo a dire, è che oggi piove! No. Risposta secca. Sono stato per un anno in Egitto. Mentre ero lì pensavo all’Italia, al sole, al mare, alla bella gente, all’allegria. Il posto giusto dove vivere, la gente sarà libera e tranquilla. Parto arrivo qui e vedo solo musoni che corrono e cercano di guadagnare soldi, ma che te guadagni se poi non vivi? Guadagnano meno di mille euro al mese ma poi davanti allo specchio si spruzzano dolcegabbana manco pigliassero diecimila euro al mese. Me ne vado perché non capiscono che se continuano a fare così diventano scemi. E tanto lo sono già mi dispiace solo per le donne. Loro si che mi mancheranno le donne italiane. Perché voi siete belle e intelligenti ma avete un problema. Gli uomini italiani che sono imbecilli. Prima stavo mangiando un panino in un bar, per scherzare ho fatto una linguaccia alla ragazza del banco e lei rideva, oh come rideva, ma uno dei suoi colleghi mi ha detto vai fuori scemo. Lui è uno degli imbecilli. Pensa solo a guadagnare. E quando se la fa una risata. Voi donne invece volete ancora ridere. Ho detto, allora non è perché piove che ci vedi tristi. Gli ho sorriso. Mi ha sorriso. Mi ha detto, è stato bene che mi hai dato questa sigaretta. Tempo ben speso. Me ne vado col sorriso, e forse torno.   

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