Venerdì pomeriggio, poco prima di uscire dall’ufficio, volevo gridare al mondo la mia felicità. Stavo bene, mi sentivo bene. Ero in un’aurea di benessere che raramente risulta così totalizzante e gratificante. Per strada verso casa, ogni immagine era utile a farmi sorridere. Tornando a casa, prima di salire per una doccia propedeutica all’imminente aperitivo, decido di fermarmi nella parte sinistra del giardino…un salutino alla cucciola, le farò bere un po’ di acqua fresca e poi su in casa. Ore 20e10. Casa di mia nonna, sempre tranquilla. Senza mia nonna da qualche mese, ma tutto è come lo ha lasciato lei.
Salgo in casa. Mentre faccio le scale penso che davvero, probabilmente, la felicità si può riassumere a momenti. Parentesi di benessere nelle montagne russe emotive. Squilla il cellulare. Felicissima di sentire Laura. E’ in Sardegna. Sta bene. Forse ci vediamo domani. La mia cucciola abbaia e ulula, cerco di rassicurarla dalla finestra. Laura ride al telefono. Quattro minuti di telefonata. Ore 20e29. Canto la Canzone del Sole, mentre mi tolgo i vestiti per entrare in doccia. Dal giardino salgono delle urla. Mio fratello è rientrato. Scendo le scale rivestendomi di corsa. Arrivo in giardino. Casa di mia nonna profanata con una ferocia e una violenza inaudite. Tutto rotto. Tutto spaccato. Tutto sporco. Giro per le stanze con una rabbia che la metà basterebbe a ripetere per dieci volte quello che qualcuno, in soli dieci minuti, ha fatto a quella cucina, a quella camera da letto, a quel salotto, che profumavano di lavanda e marsiglia.
Eppure…solo dieci minuti prima, ero felice.
Chiusa parentesi.
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